Di pellicole maledette è piena la storia del cinema, dal Nosferatu di Murnau giù giù fino a Carpenter e Lynch che sui film maledetti ci hanno girato addirittura sopra opere indimenticabili come, rispettivamente, Cigarette Burns nella serie “Master of Horror” e Inland Empire ma Il corvo si candida più di tutte alla definizione di film maledetto per antonomasia. Pare che anche il remake tanto declamato sia destinato a non essere mai girato visto che la casa di produzione Relativity abbia chiuso i battenti dichiarando bancarotta. E questo al culmine di variegate vicissitudini produttive che hanno contemplato nel tempo il progressivo abbandono da parte di diversi elementi  del cast e della crew.

Fortunatamente nessun morto nel caso del reboot, ma una prolungata serie di problematiche che ne hanno rallentato la lavorazione. A partire dal appunto dal cast col protagonista che è cambiato almeno tre volte. L’ultimo ad abbandonare, in ordine di tempo, è stato Jack Houston, che ha seguito così i suoi predecessori Bradley Cooper Luke Evans. Ma anche il ruolo del regista non è stato esente da avvicendamenti dato che F. Javier Gutierrez prima, e Colin Hardy poi hanno deciso di abbandonare il progetto.

Probabilmente la maledizione che ha aleggiato attorno al primo memorabile film diretto da Alex Proyas nel ’94, trasposizione del noto fumetto di James O’Barr, continua a proiettare il suo ombroso alone di sfortuna anche sul remake. Una maledizione che colpì l’indementicato protagonista Brandon Lee, figlio dell’autentico mito Bruce Lee, una storia dunque di maledizioni al cubo, considerando la morte sul set dell’idolo delle arti marziali, deceduto a tre giorni dalla conclusione delle riprese, costringendo la troupe all’utilizzo di immagini ricostruite digitalmente in post-produzione per terminare il film.