Sul Lido è sbarcato anche Il colore nascosto delle cose, il meló col sorriso diretto da Silvio Soldini e scritto insieme a Doriana Leondeff, Davide Lantieri e Matteo Cocco. Storia di un amore metropolitano, mostra come una disabilità possa essere un’abilità diversa e apre il sentire dello spettatore cinematografico, voyer per antonomasia, al mondo irraggiungibile dei non vedenti. “L’aiuto dei non vedenti che conosco è stato fondamentale alla preparazione di questo film. Durante la fase di scrittura abbiamo fatto una serie d’interviste e d’incontri più allargati da cui sono nati spunti e scene (a volte esilaranti) che difficilmente saremmo riusciti a immaginare”. Ha spiegato Soldini sulla genesi del suo lavoro presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. “Ma la consulenza è stata decisiva anche successivamente, per precisare dettagli importanti nelle singole scene, per alcuni dialoghi, per avere esperienza diretta su come si compiono determinati gesti quando non ci si vede”.

Questa volta Valeria Golino indossa un personaggio dalla volontà di ferro. La sua Emma si è costruita una buona vita nonostante la cecità sopraggiunta a sedici anni. Un divorzio alle spalle, una professione stimolante, poche ma care amicizie le danno quella che noi chiamiamo normalità, se non fosse per quel bastone bianco e tutti gli accorgimenti che un non vedente deve utilizzare. La incontra un pubblicitario sciupafemmine che scommette con un collega di avere una laison con lei. Inizia così una scoperta reciproca. Per lei di una nuova relazione, per lui invece, di un mondo dove i colori sono ricordi che divengono fantasie grazie agli altri sensi. “Volevo dare agli spettatori la sensazione di essere con loro, partecipare alle loro vicende come se fossero quelle di due amici”. Ha continuato il regista sul suo attore. “In questo è stato fondamentale il lavoro con Adriano Giannini. È lui che ci porta nel mondo di Emma, con curiosità e stupore. È stato bello trovare insieme a lui la leggerezza di Teo, quella che da subito piace a Emma”. Il Teo di Giannini, bugiardo, controverso e sfuggente, talvolta persino insidioso, incarna croci e delizie di un prototipo maschile non proprio positivo, ma attualissimo.

Film brillante cotto e mangiato, già in sala già dall’8 settembre, subito dopo gli applausi veneziani, presenta un pastiche molto vario. Si mescolano con la storia d’amore anche le relazioni d’amicizia con una donna ipovedente e piena di vitalità da una parte, interpretata dall’irresistibilmente spassosa Arianna Scommegna,  e l’assistenza volontaria a una ragazza chiusa a riccio perché rimasta cieca da poco, una Laura Adriani alle prese con un character tendente al borderline che rifiuta l’aiuto di Emma. Del Colore nascosto delle cose si potrebbe dire commedia diversamente romantica perché Soldini è uno molto pratico. L’autore risparmia anche qui sdolcinatezze e schiva con leggerezza i cliché presentando un film calibrato nella confezione, in più di contenuti freschi. Offre allo spettatore tanta buona narrazione arricchita da una assortita galleria di personaggi, ma soprattutto di caratterizzazioni, tutte coerentemente funzionali alla storia. Una curiosità, la Golino ha utilizzato lenti a contatto per opacizzare leggermente gli occhi, ma, orpello o meno, la sua cecità sul set sembra incredibilmente reale. Dai protagonisti a tutto il cast, ogni attore fa molto bene. Sicuramente il film italiano di Venezia 74 con più appeal per i box office d’inizio stagione.