È atteso per il 18 febbraio Il caso Spotlight, il film che il regista Tom McCarthy, già autore di sceneggiature importanti come quella di Up e Million Dollar Arm, ha voluto dedicare al team di reporter investigativi del Boston Globe e alla loro indagine sui casi di pedofilia nella Chiesa Cattolica premiata con il Pulitzer.

La stessa pellicola, che vede come protagonisti Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Liev Schreiber e John Slattery, è in effetti una delle favorite alla corsa agli Oscar, dove gareggia nelle categorie di Miglior film, regista, attore attrice non protagonista (Ruffalo e la Adams), sceneggiatura originale e montaggio.

Il film prende il via quando il nuovo direttore del giornale, Marty Baron, arrivato nel 2001, chiede al team dei suoi migliori reporter di indagare su un caso di cronaca apparentemente isolato riguardante un prete che è stato accusato dai suoi parrocchiani di molestie sessuali su minorenni. La raccolta di informazioni porta alla luce non solo 30 anni di abusi da parte del prete sospettato, ma un’intera rete di copertura e menzogne che coinvolge l’intera Chiesa cattolica e il silenzio connivente della comunità circostante.

Nella squadra dei reporter che con coraggio e determinazione hanno contribuito a scoperchiare questo castello di bugie, anche a rischio della propria sicurezza e della carriera, c’è Michael Rezendes, che in Il caso Spotlight ha le fattezze di Ruffalo.

Il giornalista è il protagonista di un’intervista esclusiva in cui si confronta a distanza con l’attore che, come si suol dire, ne ha vestito i panni. Rezendes infatti afferma di ritrovarsi molto nel personaggio del film, che assomiglia molto al se stesso del periodo in cui si è svolta l’indagine giornalistica.

Per arrivare a tale risultato i due si sono frequentati a lungo, sono usciti insieme e Ruffalo ha anche visitato la casa di Rezendes per poter osservare l’ambiente in cui vive, comprendere le sue letture e le abitudini quotidiane, il tutto per entrare meglio nella parte.

La coppia ha anche scoperto di aver avuto un background molto simile, avendo ricevuto un’educazione fortemente cattolica ed entrambi hanno abbandonato la Chiesa per le discrepanze tra gli insegnamenti della stessa e il comportamento dei suoi membri.

A riprova della riuscita dell’operazione, il giornalista e i suoi colleghi sono rimasti molto stupiti della somiglianza tra il personaggio portato su grande schermo e la persona reale, anche nei piccoli dettagli quasi insignificanti, a testimonianza del lavoro certosino in fase di studio da parte di Ruffalo.