I colori della Passione” più che raccontare una storia, è uno strumento che permette allo spettatore di immergersi in una straordinari esperienza visiva.

Il regista Lech Majewski ha lavorato più di tre anni per riuscire a terminare questo film, che rivoluziona totalmente il modo in cui il cinema interpreta e comunica l’arte.

È il 1564 quando Pieter Bruegel il Vecchio termina la sua tela che ha chiamato “La salita del Calvario”, una rappresentazione della Passione del Cristo che il pittore ambienta nella sua terra, le Fiandre, a quel tempo vessate dalla dominazione spagnola.

Nel quadro Bruegel mette tutto ciò che lo circonda: se stesso e le persone del suo villaggio, la storia che il suo paese sta vivendo e la sofferenza dell’oppressione.

Il film ha una doppia lettura. Da un lato una riflessione storica e metafisica sulla Passione di Cristo e sulla sua figura, dall’altro il percorso interiore dell’artista verso il concepimento dell’opera d’arte.

Attraverso una tecnica innovativa il regista è riuscito ad entrare all’interno del quadro. Gli attori in carne ed ossa si muovono, e sono mossi, sullo sfondo della tela per creare l’immagine completa dell’opera. Così, lo spettatore, fin dall’inizio, si trova ad essere interprete partecipe di un’opera che crea una profonda sinergia tra cinema e pittura.

Al cinema dal 30 marzo.