Al mondo esistono due tipologie di politico: il quaquaraquà e il burattinaio.

Il primo, con atteggiamenti da aristocratico decaduto, vive nello sfarzo e nella mondanità. Molto simile al Cetto la Qualunque di Antonio Albanese. Il secondo invece è quello descritto in The House of Cards.  La serie televisiva, trasmessa da Sky, in onda in questi giorni sul canale Sky Atlantic e disponibile anche su Sky Online, con le prime 4 puntate on demand  più le altre ad 1€ per 15 giorni.

House of Cards narra le vicende di un deputato del Partito Democratico. Un politico cinico, un freddo calcolatore disposto a tutto per conquistare il potere. Anche andando contro gli interessi del suo stesso partito e dei suoi colleghi. Un uomo che pur di far passare le proprie regole è disposto a scontrarsi con sindacati, lavoratori e onesti cittadini. Il suo nome non è Matteo Renzi, ma Frank Underwood.

Frank dopo aver diretto magistralmente la campagna elettorale e condotto alla vittoria il nuovo Presidente degli Stati Uniti, scopre che, contrariamente a quanto pattuito all’inizio, non otterrà l’incarico di Segretario di Stato.

Ecco, avete presente la barzelletta del Cavaliere Bianco e del Cavaliere Nero di Gigi Proietti?

Frank Underwood è come il Cavaliere Nero. Nessuno gliele deve rompere! Nemmeno il Presidente degli Stati Uniti! A questo punto, in un film di azione, il protagonista imbraccerebbe un fucile mitragliatore AK47 e si riprenderebbe con la violenza ciò che gli appartiene. In The House of Cards, invece, ci viene mostrato il vero volto della politica. Frank non ha bisogno di fucili, lui è il Vin Diesel dei colletti bianchi. Otterrà sempre ciò che vuole semplicemente manipolando o incastrando le persone. È il classico uomo che se fa un passo indietro lo fa solo per prendere meglio la rincorsa al fine di calpestare, ancora più violentemente, chi intralcia il suo cammino.

La percezione che si avverte costantemente in ogni puntata è che fare un patto con lui non sia tanto diverso dal fare un patto con il Diavolo. C’è sempre da perdere.

A mio avviso i punti di forza della serie sono da ricercare nel taglio cinematografico dato dalla regia e, soprattutto, nel cast: Kevin Specey e Robin Wright sono praticamente perfetti.

Sul set sono marito e moglie e, a giudicare i loro sguardi permeati di complicità, si stenta a credere che non lo siano anche nella vita reale. Potremmo definirli i Cesare e Lucrezia Borgia dei giorni nostri.

La cosa che più adoro della serie sono i momenti in cui Kevin Specey si prende gioco dei suoi avversari dialogando con i telespettatori. Per me aggiungono quel tocco diabolico che non poteva mancare.

Una cosa è certa: il Diavolo fa più paura quando indossa giacca e cravatta che quando veste quella famosa marca di abbigliamento.

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