La morte di Heath Ledger, avvenuta a soli 28 anni, è stata una delle più grandi tragedie hollywoodiane del cinema contemporaneo. L’attore venne trovato senza vita il 22 gennaio del 2008, in seguito a un’intossicazione da farmaci.

La leggenda ha immediatamente collegato il misterioso decesso dell’attore australiano al ruolo “maledetto” del Joker per Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, film che sarebbe uscito postumo e per il quale avrebbe ricevuto un Oscar come interprete non protagonista.

Secondo le voci più insistenti Heath Ledger avrebbe preparato la parte con una tale cura da immedesimarsi completamente nel pericoloso psicopatico, lo storico antagonista di Batman, cosa che avrebbe causato l’abuso di farmaci, tra l’altro regolarmente prescritti.

Solo nelle ultime ore è riemersa dalle profondità del web una clip pubblicata in realtà circa un anno fa per promuovere un documentario tedesco sulla vita dell’attore, Heath Ledger: Too Young To Die.

Il breve filmato è incentrato proprio sul diario che Ledger tenne nei mesi trascorsi a prepararsi per la parte del Joker, sfogliato dal padre che racconta alcuni aneddoti a riguardo.

Come si può intravvedere fugacemente, tra le numerose ispirazioni considerata da Ledger c’era tanto il Drugo protagonista di Arancia Meccanica, quanto alcuni fumetti della DC Comics, così come alcune immagini di iene, animale che avrebbe ispirato l’iconico sorriso del folle villain del film di Nolan.

Kim Ledger, il padre dell’attore, racconta come il figlio fosse solito chiudersi in una camera d’hotel o nel suo appartamento anche per un mese intero, al fine di entrare completamente nella testa del suo personaggio. Una pratica seguita anche per Il cavaliere oscuro, forse con troppa intensità.

Il resto del documentario, che dovrebbe essere pubblicato presto nel formato video on demand, analizza l’evoluzione di Ledger da giovane attore relativamente ignoto in Australia alla sua fama planetaria dovuta a un talento innegabile. Nel film si susseguono interviste a colleghi e registi come Terry Gilliam, a formare un ritratto sfaccettato di un interprete spentosi troppo presto.