Taxi Driver e Pulp Fiction sono soltanto due dei capolavori di Harvey Keitel, frutto di una vocazione a mettersi in gioco. Sua ultima scommessa Madame, commedia drammatica diretta da una giovane scrittrice.

SCOPRITORE DI ECCELLENZE

Alla seconda regia, Amanda Sthers punta di fare centro con la sua nuova opera. Al centro della storia una coppia americana, con una cena ricca di sorprese. A Locarno per ritirare il Premio alla carriera, Keitel argomenta così la fiducia accordata alla giovane cineasta: “Anch’io un tempo sono stato sconosciuto, anche Martin, col quale feci Chi sta bussando alla mia porta?, il primo film per entrambi, quando eravamo ancora studenti alla New York University. Molti anni dopo incontrai uno sconosciutissimo Quentin Tarantino, che lavorava ancora in videoteca, fui colpito dalla sceneggiatura del suo Le iene e accettai di farlo. Quando quel ragazzone entrò in casa mia, gli offrii da mangiare e mi svuotò il frigorifero. Da allora, sapendo che stava per arrivare, io e i miei amici nascondevamo i cibi migliori perché non ce li finisse. Aveva una fame cronica”.

ITALIA, AMORE MIO!

Tredici le apparizioni in produzioni italiane, diretto da maestri del calibro di Scola, Lina Wertmuller, Lizzani, Soldati, Argento; fino al più recente, Youth di Paolo Sorrentino. Evidente l’entusiasmo per quelle esperienze: “E stato un grande privilegio lavorare per i vostri registi. Il cinema italiano è il più grande, tutti ne siamo stati influenzati. Da De Sica, da Fellini naturalmente, che ci hanno lasciato una grande eredità. Rimpiango di non aver interpretato io film come L’albero degli zoccoli, che adoro, o La grande bellezza. E trovo che oggi il vostro cinema sia tornato in gran forma: penso a Gomorra e a parecchi altri titoli che ho apprezzato. Del resto anch’io sono mezzo italiano, anche Scorsese, Tarantino, di che stiamo parlando?”.

NON ESISTONO PICCOLI RUOLI, MA PICCOLI ATTORI

Doti da interprete messe a disposizioni pure per piccole parti: “Dipende da quanto mi piacciono; in piccoli ruoli si possono creare personaggi eccellenti. Basta aver cura di fare qualche volta il protagonista. Così, a Hollywood, acquisti potere e puoi prenderti il lusso di fare i film che vuoi”. La sua è immagine è inoltre legata a personaggi portatori di violenza: “La violenza è qualcosa di reale e terribile; ma sono convinto che, proprio perché è reale, il cinema debba rappresentarla. Mio figlio ha dodici anni e io voglio che sappia che, se ti colpiscono o ti pugnalano alle spalle, dopo non puoi rialzarti come le figure virtuali dei videogame. Nella mia vita ci sono state cose violente. E’ giusto affrontare questi problemi nelle storie che raccontiamo sullo schermo”. In programma il ritorno sul set per The Irishman, crime-movie firmato Scorsese con altri due mostri sacri come Robert De Niro e Al Pacino.