Halloween è la notte in cui tutto è concesso, ma ai party di Hollywood se ne vedono davvero di tutti i colori. Ecco quello che è successo la settimana scorsa in una festa a tema… Orange is the new black!

Vi ricordate la mia recensione di Orange is the New Black, questa deliziosa serie tv firmata Netflix ambientata in un penitenziario femminile? Ammetto di non aver avuto tempo di concludere la prima stagione, che pure mi ha entusiasmata tantissimo: bella sceneggiatura, ottime protagoniste, deliziose trovate di copione e ritmo piacevolissimo. Continuo a consigliarvela oggi come allora!

Come potete ben immaginare in America le serie tv sono più che un fenomeno di costume: sono un trend da vivere. Ed è a questo che si deve essere ispirata la ballerina e attrice Julienne Hough che, in pieno mood Halloween, si è travestita da Crazy Eyes, il personaggio più apprezzato di Orange is the new black. Il problema? La blackface, ovvero il makeup della ballerina nei panni di un personaggio di colore: una cosa assolutamente non politically correct.

Uzo Aduba, l’attrice che intepreta Crazy Eyes nella serie tv di Netflix, non ha rilasciato dichiarazioni sul cattivo gusto di questa trovata. E ricordiamolo: la Hough ha avuto l’idea per andare a un party di Halloween, perché gli americani non possono fare a meno di vivere questa “festa” al di sopra di ogni riga.

Laverne Cox, collega della Aduba, ha commentato: “Crazy Eyes è anche il mio personaggio preferito dopo quello che interpreto io. Ma è davvero interessante che lei [la Hough] non sembri capire. In questo Paese è storicamente complicato riprodurre un viso di colore. Non mi oppongo a qualcuno che esprime se stesso, ma sembrava che lei fosse completamente ignara delle implicazioni storiche connesse a questo gesto, e penso che questo sia un problema. Se vuoi prendere una simile decisione, penso sia importante che tu capisca il contesto storico in cui ti stai addentrando”.

E il fratello della Hough ha detto: “Stavolta ha esagerato”. Insomma, se neanche tuo fratello ti supporta, cara Julienne, forse è il caso di farsi due domande?