Nel film “In Guerra per amore” – diretto da Pif – c’è tutto: dall’ironia alla storia del nostro Paese (lo sbarco in Sicilia e il rapporto choc di Scotten), la relazione d’amore con Flora, gli usi e i costumi del popolo siciliano. Sullo sfondo c’è la mafia, quella che stringe accordi taciti con il governo americano – fino ad assegnare cariche politiche a mafiosi – e che nel piccolo paese di Crisafullo la fa da padrone. C’è la paura delle bombe, la felicità per l’arrivo delle truppe americane (che distribuiscono cibo e persino sigarette), ci sono scene con centinaia di comparse e un importante sforzo produttivo.

La recensione del film diretto da Pif

C’è la venerazione per Benito Mussolini, per la statua del Duce che, alla fine, viene lanciata dalla finestra e finisce a testa in giù; ma anche la statua della Madonna che testimonia l’intima fede delle anziane donne siciliane. Immagini che, seppur presentate con ironia, lanciano dei messaggi ben chiari. Forti ed efficaci.

Promosso a pieni voti il film di Pif

In “Guerra per amore” prevale anche la ribellione. Arturo, protagonista del film, interpretato da Pif, si ribella alla decisione della famiglia di Flora che la vuole sposa con il figlio del braccio destro di Lucky Luciano. C’è la donna che paragona Mussolini ad un “asino” e il tenente Catelli (nella realtà il capitano Scotten) che denuncia lo strapotere della mafia in Sicilia, avallato dal governo americano.