Il regista russo, Aleksandr Sokurov, autore di una trilogia sui dittatori che hanno dato luogo a guerre rovinose e sanguinarie per il proprio popolo, con la pellicola Alexandra ha commosso il mondo, rinunciando alla cifra ermetica della sua maniera consueta di raccontare per immagini, ed abbandonandosi, invece, ad un linguaggio maggiormente fruibile per la sua immediatezza.

Senza operare nessun tipo di propaganda politica, ma semplicemente osservando, attraverso l’occhio della sua anziana protagonista, la guerra fatta ed anche vissuta dai ragazzi giovani – come suo nipote, che raggiunge nel campo ceceno dove svolge il ruolo di capitano, sostenendo un viaggio molto faticoso, per potergli stare vicina solo pochi giorni -  Sokurov resterà certamente impresso sulle pagine dei libri di storia del cinema, insieme ai colleghi che hanno profuso altrettanto impegno nella narrazione filmica della guerra, come Francesco Rosi, Mario Monicelli, Stanley Kubrik e Renoire.

Ma il regista di  Alexandra avverte che la guerra non va rappresentata in maniera poetica perché le sue atrocità sono indescrivibili.

La nonna viene portata da suo nipote Denis ad “ammirare” un mezzo militare ed il modo perfetto con cui viene curata la manutenzione delle armi, oltre a questi scorci sul conflitto bellico non c’è nessuna rappresentazione didascalica della guerra, che verrà interpretata dal regista con il sentimento di bontà mista a saggezza che l’anziana signora mostrerà ai commilitoni di Denis, offrendo loro tutto ciò che una nonna può donare e che loro divoreranno impietosamente.

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