La moda dei remake hollywoodiane (e contestualmente la grande crisi di idee) sta per mettere le mani su un altro amatissimo cult movie: stiamo parlando di Grosso guaio a Chinatown, il film realizzato nel 1986 da John Carpenter.

Stando a quanto riferisce The Wrap Dwayne Johnson sarebbe il principale responsabile di questo rifacimento, di cui dovrebbe essere produttore e – ça va sans dire – anche star principale, vestendo i panni dell’eroe fanfarone interpretato nell’originale da Kurt Russell, il camionista Jack Burton.

Oltre a Johnson a produrre la pellicola ci sarebbero i suoi partner della Seven Bucks Productions, Dany e Hiram Garcia, che avrebbero convinto i dirigenti della 20th Century Fox che detengono i diritti della pellicola. A firmare la sceneggiatura del film, che per ora rimane ancora senza un regista, sarebbero Ashley Miller e Zack Stents, già responsabili dello script di X-Men: L’inizio e il primo Thor.

Dietro la decisione di Dwayne Johnson non ci sarebbero solo motivazioni puramente monetarie, ma anche sentimentali, in quanto l’attore afferma di aver sempre considerato Grosso guaio a Chinatown come uno dei suoi film preferiti.

Per l’ex wrestler The Rock questo è poi un momento d’oro durante il quale può avvalersi di un grande potere contrattuale: dopo il piccolo ruolo nel fortunatissimo Fast & Furious 7, la star americana sarà il protagonista della serie tv della HBO a carattere sportivo Ballers, vestirà i panni del villain Black Adam nel cinecomic della Warner Bros Shazam e presterà la sua voce a un semidio nel nuovo film ambientato in Polinesia della Disney, Moana. Una serie di impegni non da poco, cui potremmo aggiungere tutto il battage pubblicitario che sta accompagnando l’uscita del catastrofico San Andreas, da qualche giorno anche nelle sale italiane.

In ogni caso un rifacimento di Grosso guaio a Chinatown appare come una mossa molto rischiosa: l’originale non fu un grande successo al suo debutto in sala, raccogliendo 11 milioni al botteghino, ma è poi divenuto un classico con il passare del tempo. Ma sopratutto quella esibita da Carpenter è un’ironia carica di rispetto e ammirazione verso il cinema di genere orientale che ci appare molto diversa dalla tendenza odierna a ridicolizzare tendenze del passato dall’alto di una presunta maggiore consapevolezza culturale (l’usuale atteggiamento post-moderno, in poche parole). Vedremo se il regista designato riuscirà a rispettare o innovare lo spirito dell’originale.