Beppe Grillo negli scorsi giorni sembrava voler mettere un po’ in secondo piano la sua figura all’interno del Movimento 5 Stelle, lasciando presagire l’intenzione di voler tornare a occuparsi della sua professione principale, quella di comico. Le sue ultime dichiarazioni rischiano però di sollevare un gran polverone politico, e non solo.

Il leader del M5S ha attaccato la Rai. Non è la prima volta che lo fa, ma questa volta ha usato delle parole davvero forti. A proposito della Rai, Beppe Grillo attraverso il suo blog ha infatti dichiarato: “È diventata una televisione fascista che censura su tutti i tg le notizie scomode per il Governo, che ne ha nominato i vertici come in Polonia”.

Grillo sul blog propone inoltre un boicottaggio nei confronti della tv di stato: “Possono costringerci a pagarla infilandola in bolletta, ma non possono costringerci a guardarla”. Per lanciare l’iniziativa ha anche presentato un hashtag apposta per l’occasione: #IoSpengoLaRai, attualmente tra i top trend di Twitter.

A cosa si riferisce in particolare Beppe Grillo quando parla di censura nei confronti di “notizie scomode per il Governo”? Sul suo blog vengono indicati un paio di casi: il primo è quello del sindaco di Brescello “sostenuto dal Pd ed elogiatore del boss della ‘ndrangheta, Marcello Coffrini” che si è “è dimesso dopo le pressioni partite da questo blog nelle ultime settimane, e poco prima che la Commissione Prefettizia decida se sciogliere il comune per mafia, l’ennesimo a guida piddina”.

Il secondo caso di news che a detta di Beppe Grillo sarebbe stata censurata dai telegiornali della Rai è quella del sindaco di Reggio Emilia del Partito Democratico Luca Vecchi “fedelissimo del ministro Delrio” che “vive in una casa comprata dal crotonese Francesco Macrì, arrestato e rinviato a giudizio nell’operazione contro la ‘ndrangheta ‘Aemilia’” e intestata alla moglie del sindaco che era “dirigente all’urbanistica, quando il sindaco era Graziano Delrio”.

Per Beppe Grillo si tratta di due notizie che: “sono state completamente censurate dal servizio pubblico pagato con i soldi di tutti i contribuenti che, volenti o nolenti, si troveranno il canone in bolletta”.