“C’è una quantità di personaggi che si affollano alla radio e alla televisione per essere protagonisti che c’è l’imbarazzo della scelta. Credo che sia finita l’epoca dei divi e forse per certi aspetti la rimpiangiamo anche perché sapevamo contro chi dovevamo combattere. Oggi c’è una tale folla di personaggi che vogliono essere protagonisti che si perde un po’ l’obiettivo”.

Queste le parole dell’attore Toni Servillo, interprete del film “Il Divo” di Paolo Sorrentino, ispirato alla vita di Giulio Andreotti, rispondendo a TM News.

Il film narra una parte della vita del senatore, protagonista della storia politica italiana per decenni, raccontata nel periodo tra 1991 e 1993, a cavallo tra la presentazione del VII Governo Andreotti e l’inizio del maxiprocesso di Palermo per collusioni con la mafia. La pellicola inizia con una lunga carrellata di omicidi o presunti suicidi (Moro, Dalla Chiesa, Pecorelli, Falcone, Calvi, Sindona, Ambrosoli) scandita “paradossalmente” dalla musica di Toop toop dei Cassius.

Servillo, all’uscita del film, commentava la mancanza, nel panorama politico attuale, di personaggi all’altezza del senatore a vita, scomparso oggi a quasi 94 anni, dopo essere stato protagonista, per oltre mezzo secolo delle istituzioni del nostro paese. è stato una delle figure politiche più longeve, note e anche controverse della Storia italiana dal dopoguerra ai giorni nostri. Tra i nomi più importanti della DC, Presidente del Consiglio per 7 volte e senatore a vita.

Il film, del 2008, sonda in profondità la figura di Andreotti, tratteggiandola come un personaggio ambiguo, personificazione delle contraddizioni del potere: “perpetuare il male per garantire il benessere del Paese” è rimasta la frase più celebre del personaggio pronunciate in un monologo-confessione.

Guarda l’intervista a Toni Servillo: