Oggi, 4 luglio, l’America celebra la ratifica della storica Dichiarazione d’Indipendenza con la quale, nel 1776, ad ostilità iniziate, le Tredici Colonie si autoproclamarono libere e indipendenti dal Regno Unito di Gran Bretagna, ponendo l’Inghilterra in condizione di potenza straniera e ostile. Il conflitto che ne consegue si protrae fino al 1783, vedendo contrapposte alla madrepatria le tredici colonie britanniche in terra nordamericana. La guerra si concluderà con la costituzione, da parte di quest’ultime, di una nazione indipendente: gli Stati Uniti d’America.

Inutile a dirsi, quella del 4 luglio è oggi una delle feste simbolo degli Stati Uniti, sentita con estrema commozione e partecipazione da tutti i cittadini, che vedono in questo giorno l’espressione dell’orgoglio americano e in esso convogliano il loro smisurato senso patriottico.

Un sentimento dal quale certo il cinema made in Usa non può esimersi, così che innumerevoli e davvero di tutti i generi sono i film la cui trama è inestricabilmente intrecciata con una ricorrenza tanto piena di significato: si pensi a Nato il quattro luglio (1989) di Oliver Stone, il cui protagonista, Ron (interpretato da Tom Cruise), nato nel giorno dell’anniversario dell’indipendenza americana, passa dalla fede assoluta nel suo Paese, all’arruolamento per la guerra in Vietnam, al terribile incidente che gli fa perdere entrambe le gambe e il patriottismo. O al fantascientifico Independence Day (1996) diretto da Roland Emmerich e con Will Smith protagonista: leggendaria la scena finale, con navicelle in fiamme che precipitano nel cielo come i fuochi artificiali che oggi illumineranno il cielo dei 50 stati. Oppure il più recente action Il mistero dei Templari (2004), di Jon Turteltaub, dove Nicolas Cage si trova a rubare la Dichiarazione d’Indipendenza americana.

Ma numerose sono anche le pellicole “storiche” che ripercorrono le tappe di quei drammatici quanto cruciali anni: si parte dal lontano 1924, con America di David Wark Griffith  che nove anni dopo La nascita di una nazione (1915) si cimenta – su sceneggiatura di John Pell – con la rievocazione storica della Guerra d’indipendenza americana che coinvolse circa tre milioni di coloni contro l’esercito coloniale britannico, i lealisti americani fedeli all’Inghilterra e alcune tribù indiane loro alleate. Passiamo quindi a La più grande avventura (1939), tratto dal romanzo di Walter D. Edmonds e primo film di John Ford a colori, con Claudette Colbert e Henry Fonda, coloni freschi di matrimonio che si trovano a festeggiare insieme la nascita del primogenito e degli Stati Uniti d’America: l’indipendenza è appena stata dichiarata, ma ancora infuria la guerra di liberazione. Gil Martin e Lana Bast vivono in terra di frontiera, sottoposti ai ripetuti attacchi degli indiani, alleati con gli Inglesi, e agli orrori della guerra. Gil quindi si arruola. Tornerà a casa ferito, ma le amorevoli cure della moglie, la nascita di un figlio e la vittoria dei coloni faranno rinascere in lui la speranza. Un inno alla forza dell’uomo e alla libertà. Giungiamo così al 1961, con I rivoltosi di Boston di Robert Stevenson, storico regista Disney (Pomi d’ottone e manici di scopa), e tratto dal romanzo di Esther Forbes, la cui trama vede un giovane accusato di furto che rimesso in libertà si unisce ai rivoltosi dando il suo contributo alla sconfitta degli inglesi nella battagli di Lexington (1775). Del 1985 è invece il film Revolution: un cast stellare con Al Pacino, Donald Sutherland e la splendida Nastassja Kinski, diretto da Hugh Hudson (Momenti di gloria). Un film che ebbe il coraggio di mostrare gli aspetti meno eroici della guerra, come gli arruolamenti forzati (in cui incappa anche il figlio del personaggio interpretato da Al Pacino) e la povertà dell’esercito rivoluzionario. 1776, New England: viene abbattuta la statua di Giorgio III d’Inghilterra. I coloni nordamericani, stremati dall’esoso fiscalismo inglese, oltre che dalla sprezzante arroganza degli ufficiali di Sua Maestà, si rivoltano contro le odiate Giubbe Rosse, aiutati da una parte delle tribù indiane (gli Irochesi si allearono con gli inglesi, gli Uroni con gli americani e i francesi). Sono i primi fermenti della rivoluzione che, accesa nel focolaio di Boston, porterà George Washington, con l’ausilio del francese La Fayette, alla gloria e l’America sulle nuove frontiere dell’indipendenza, della democrazia e della libertà. Il film è la storia di un uomo – Tom Dobb – e del suo figlio quattordicenne Ned, travolti in mille vicende, separati e poi fortunosamente di nuovo insieme, nel contesto di avvenimenti turbolenti e tragici, durati anni di sofferenze e di lotte. Ed infine Il patriota (2000) diretto dal tedesco Roland Emmerich (Stargate, Godzilla), curiosamente divenuto uno dei più patriottici regista americani: protagonista un altro immigrato, Mel Gibson, nei panni di un coraggioso e indomabile combattente pronto a sacrificare tutto, anche la sua famiglia, per sconfiggere gli odiati invasori inglesi.

Ancora in fasi embrionali sarebbe invece il nuovo colossal che si vocifera Ben Affleck girerà sulla battaglia di Bunker Hill, una delle più importanti mai avvenute su suolo americano, al termine della quale le truppe americane dovettero abbandonare il campo, dando però agli inglesi dimostrazione di forza ed organizzazione senza precedenti nella storia militare americana. Un segnale che fu sottovalutato dalle truppe della Regina che continuarono a vedere le truppe americane come un esercito improvvisato fatto di volontari mal armati. Un errore fatale. Sulla battaglia di Bunker Hill sono stati scritti parecchi libri, in ultimo “Bunker Hill: a City, a Siege, a Revolution” di Nathaniel Philbrick, i cui diritti sono stati acquistati dalla Warner Bros che ne vuole fare un film con grandi investimenti alle spalle.