Il 27 gennaio 1945 le porte di Auschwitz furono abbattute dall’Armata Rossa segnando oltre all’escalation verso la resa tedesca la scoperta e la conoscenza pubblica della Shoah, deportazioni, martirii e uccisioni di milioni di persone. Tra queste c’erano anche infermi e malati mentali, omosessuali, zingari, testimoni di Geova, ma soltanto gli ebrei a essere sterminati furono 6 milioni. Dal 2000 l’Italia ha adottato quella data istituendo il Giorno della Memoria, una commemorazione per non dimenticare gli errori e gli orrori che portarono alla Shoah, ma per celebrare anche la vita di ieri e di oggi.

Restando nel tema della Memoria, nelle sale italiane sono quattro i film in uscita in questi giorni. Il viaggio di Fanny di Lola Doillon uscirà il 26 e il 27 gennaio come evento speciale, ma Lucky Red ha organizzato anche molti matinée per le scuole, come del resto anche i distributori degli altri film. Fanny Ben-Ami è una ragazzina che alla fine degli anni trenta viene affidata insieme alle sorelline a un istituto che durante i primi anni delle deportazioni proteggeva i minori dai rastrellamenti. Ma qualcuno fa la spia alla polizia e il posto non sarà più sicuro. Ispirato alla vera storia di Fanny il film si costruisce intorno alla fuga di questo gruppo di bambini. Un affresco dell’epoca visto con gli occhi speranzosi di una bambina investita da responsabilità e pericoli immensi. Regia delicata ma rigorosa non manca di positività nei toni, e si resta ancora ben lontani dai campi di concentramento.

Ci si avvicina alla prigionia con Nebbia in agosto. Altra storia vera emersa stavolta dall’omonimo romanzo di Robert Domes. La ricostruzione storica della vita del giovanissimo Ernst Lossa ci porta in un istituto tedesco per malati mentali di tutte le età. Sofferenza e ribellione passano per gli occhi del protagonista Ivo Pietzcker. La resistenza al regime viene fuori dai primi passi organizzativi dello sterminio. La dieta della fame, le condizioni e le folli motivazioni per cure detentive e le invenzioni burocratiche per assolvere all’eliminazione sono in questo lavoro lucido e implacabile di Kai Wassel documento cinematografico di alcune pagine di storia ancora sconosciute ai più. Anche se forte nei contenuti contiene messaggi di pace e libertà che ne valgono la visione anche per i più piccoli. Ma accompagnati.

nebbia

Proprio sui campi di sterminio s’interroga invece Austerlitz, il documentario quasi muto di Sergei Loznitsa. Il regista in visita al campo di Sachsenhausen, vicino Berlino, fissa la telecamera componendo una lunga sequenza di totali sui turisti di oggi. Si ripercorre lentamente l’iter dei prigionieri, ma la protagonista è l’anonima folla turistica. L’intento, sguardo e pensiero filosofico lodevoli, era quello di riflettere sul turismo di massa e sull’invasività distratta e dissacrante sui luoghi della Memoria. Ottimo spunto legato all’attuale percezione del passato, ma il risultato è di pura noia perché la forma e l’estetica utilizzate sono lontane da un qualsivoglia linguaggio cinematografico del reale. A volte il modo giusto per dire qualcosa di altrettanto giusto non è il cinema.

Nelle forme e nei contenuti, un doc che c’immerge in una piccola grande storia è Maestro, diretto dall’argentino Alexandre Valenti. Il suo obiettivo segue il lavoro febbrile di Francesco Lotoro, musicista di Barletta che da oltre 20 anni recupera, cataloga e suona gli spartiti composti da prigionieri dei lager. Non solo ebrei e non solo musicisti affermati che furono internati ma anche insegnanti di musica, orchestrali e gente comune con il felice vizio del comporre. Opere, arie, sinfonie per pianoforte scritte di soppiatto su carta per alimenti, persino canzoni tramandate oralmente che dopo i suoi innumerevoli viaggi archeologici tra note e scaffali dei sopravvissuti o dei loro eredi tornano a respirare, a vivere nell’ascolto di platee affollate che nei suoi concerti in giro per il mondo riecheggiano oggi nella storia sconfiggendo l’oblio al quale l’Olocausto le aveva condannate. Oltre 4.000 spartiti recuperati e tanti ancora da trovare. Tra le visite del maestro Lotoro quella a una centoduenne ex-pianista e i suoi duetti sui tasti d’avorio per rifinire la riscoperta della sua composizione. Un film di una vitalità emozionante che informa, educa e sorprenderà chiunque.

Maestro

Il viaggio di Fanny

Austerlitz

Nebbia in agosto