L’Olocausto raccontato con le parole e i pensieri di una Donna capace di descriverlo come pochi avevano saputo fare precedentemente. Lo chiamava il Male, e lo definiva “banale”. Hannah Arendt è la filosofa ebrea tedesca mandata dal New Yorker ad assistere ai processi di Adolf Eichmann, il  funzionario tedesco considerato uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista.

E’ a lei che Margarethe Von Trotta ha deciso di rendere omaggio con il suo nuovo film, Hannah Arendt (qui la scheda del film), nelle sale italiane oggi, 27 gennaio 2014, Giorno della Memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto e domani 28 gennaio. Alla regista interessava mettere in contrapposizione i due protagonisti: Hannah e Eichmann: “Lei è una che descrive in altro modo la nostra storia del nazismo. Dunque mi interessava anche di avere Eichmann da una parte e lei dall’altra: due persone, nate nello stesso anno, 1906, una ebrea e l’altro non ebreo, che fanno una stessa strada insieme poi diventano in un certo modo avversari. Sono due facce della Germania“.

Nei suoi articoli la Arendt scrisse della cooperazione con i nazisti di alcuni capi ebrei e descrisse Eichmann come un ottuso burocrate. Questa rilettura destò molte polemiche e la rese obiettivo di feroci critiche.”Non è che lei cerca di essere sempre in contraddizione, sono gli altri che sono in contraddizione con lei. Non è che vuole essere provocatoria: lei cerca la verità, cerca di capire. La sua frase principale era sempre: Io voglio capire“.