Gioele Dix e la sua comicità aspettano tutti gli appassionati del settore a partire da questa sera, ore 21, su Comedy Central (Sky 124-125), con il primo di tre spettacoli assolutamente da non perdere. Questa sera prima visione assoluta del suo “Nascosto dove c’è più luce”, andato in scena fino al 18 maggio al Teatro Ambra Jovinelli di Roma e in tv solo su Comedy Central: “Sono molto contento che Comedy Central mi dia questo spazio – le prime parole di Gioele Dix nell’intervista esclusiva concessa a Leonardo.it - quello di stasera è uno spettacolo ancora molto vivo, divertente e intenso, scritto con Segio Fantoni”.

Dix si lancia, con la sua comicità sempre irriverente: “Il meccanismo è quello per il quale parto sempre da me stesso, con le cose che mi piacciono o mi opprimono e faccio da filtro per il lettore; il comico è di solito un buon analista, uno che sa indagare bene su se stesso e gli altri, ti fa proprio la radiografia facendola a se stesso”.

Saranno tre spettacoli molto diversi fra loro: “La funzione della comicità non è cambiata da adesso a 100 o 1000 anni fa, non a caso in uno di questi tre spettacoli parte da Sofocle, uno che ha scritto tragedie con aspetti comici e grotteschi… Brecht diceva che il divertimento è un bisogno primario, come il pane, non ha necessità di spiegazioni. Ridere serve per superare il dolore che ci procura l’esistenza”. Dunque, non è cambiato nulla? “E’ cambiato lo stile dei comici, il linguaggio, i gusti delle persone. La tv di oggi mi lasca indifferente, spesso è un po’ troppo usa e getta e volgare. Anche io ho sdoganato “viva la gnocca” a mai dire gol quando facevo Tomba, ma non è bello usare parolacce solo per ottenere un effetto. Una cosa portata all’eccesso è fastidiosa. E’ il segno di un vuoto, Totò non usava parolacce”.

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Ma cosa farà Gioele Dix da grande? “Per i comici invecchiare non è facilissimo; qualche volta c’è il rischio di finire nel patetico, ci sono esempi illustri. Credo che un comico capace di fare altro abbia una buona longevità come tutti gli attori e artisti. Se mi assiste la salute vorrei andare avanti mischiando le carte. Il prossimo anno abbandono la scrittura e mi dedicherò, per due anni al “Malato immaginario” di Moliére. Ripeto, il rischio dei comici è quello di fare sempre la stessa cosa… anche io, non posso sempre fare l’automobilista incazzato!

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