Ieri era stata la volta di Ornella Vanoni, collega e complice di una vita; oggi tocca a lui, Gino Paoli (foto by InfoPhoto), festeggiare i suoi primi 80 anni. “Un giorno come un altro“, per uno dei più grandi cantautori della storia della musica italiana, che all’ANSA ha rivelato di “non aver mai avuto il pensiero di questo traguardo, a 16 anni non credevo nemmeno di arrivare fino ai 30. Penso di nascere tutte le mattine e morire tutte le sere“. La sua è stata una vita intensa, segnata da passioni, talenti, eccessi e profonde ferite, compreso un tentato suicidio, ma “vissuta come volevo io, sentita e goduta fino in fondo. Non mi pento di niente, potrei rivivere tutto nella stessa maniera. Tutti i giorni sono legati l’uno all’altro come le pagine di un libro, non puoi prenderne una e strapparla via solo perchè non ti piace“.

Bisiaco di nascita ma genovese di adozione, Paoli fu con Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Fabrizio De André, scoperto e lanciato da lui stesso, uno dei massimi rappresentanti della cosiddetta Scuola di Genova. Autore di canzoni indimenticabili come “Il cielo in una stanza”, “Sapore di sale”, “Che cosa c’è”, “Averti addosso”, “Ti lascio una canzone”, Gino Paoli ha scritto molto, moltissimo, per molti colleghi: la stessa Vanoni, Tenco, Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Mina, Patty Pravo, Gianni Morandi, Zucchero. E’ stato anche un grande talent scout: De André e Lucio Dalla gli sono stati sicuri debitori. “Se mi sento un sopravvissuto? Sì“, dice Paoli, “mi mancano gli amici e questo è il rimpianto più grosso che si può avere alla mia età“. Anni e malinconia che non fermano l’artista: a giugno è uscita la sua autobiografia, “I semafori rossi non sono Dio”, c’è in cantiere un nuovo album. Non si sa ancora quando uscirà, ma uscirà, perché “scrivere è un bisogno che non puoi trattenere“. A qualunque età.