C’è grande fermento intorno alla vittoria di Gianfranco Rosi al Festival di Berlino con il suo ultimo documentario Fuocoammare, un’agitazione che riguarda differenti ambiti, dall’artistico a quello più politico.

In primis c’è l’entusiasmo dello stesso regista, che per questo film ha vissuto per anno sull’isola di Lampedusa osservando ed entrando in contatto gli abitanti e poi facendosi testimone dei tragici momenti degli sbarchi dei profughi, intervistando chi riusciva a sopravvivere e inquadrando con compassione i corpi di coloro che sono morti nel tentativo.

Il cineasta, che nel 2013 aveva vinto il Leone d’oro al Festival di Venezia con Sacro GRA, reportage sulle vite di coloro che vivono intorno al Grande Raccordo Anulare, ha ringraziato tutti per la calorosa accoglienza ricevuta alla Berlinale.

In una lettera a Repubblica Gianfranco Rosi ha poi voluto ricordare come questo premio sia in realtà da intendere come un riconoscimento a chi da lungo tempo si batte in prima fila per la solidarietà agli immigrati, accogliendoli nella propria terra: “L’accoglienza è la prima cosa che ho imparato dai lampedusani. La loro generosità mi ha stupito, ma il dottor Bartolo, che è stata la mia guida, mi ha spiegato che loro sono un popolo di pescatori e per questo accolgono tutto quel che viene dal mare. Dobbiamo assorbire anche noi l’anima dei pescatori. Ho dedicato la vittoria alla Berlinale di Fuocoammare a Lampedusa e ai suoi abitanti. Ho consegnato l’Orso d’oro a Bartolo, che oggi partirà per portarlo lì, tra gli abitanti. Arriverà prima sull’isola che a casa mia. Perché quel popolo oggi è la mia famiglia.”

E a questo proposito è arrivato anche l’encomio istituzionale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, grandemente soddisfatto e commosso dalla vittoria di Fuocoammare, che ha definito “un premio a un’opera italiana dall’alto valore artistico, culturale e sociale e a un regista innovativo e appassionato. L’Orso d’Oro è un importante riconoscimento internazionale anche per coloro che, come  gli abitanti di Lampedusa, si prodigano con grande generosità e spirito umanitario per salvare vite umane e accogliere persone in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni.”

Il trionfo di Gianfranco Rosi ha provocato anche la reazione dell’Anac, ovvero l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici, che si sono rivolti al ministro Franceschini, autore di un progetto di riforma dei finanziamenti statali in ambito cinematografico.

Si è dunque colta la palla al balzo per chiedere uguale sostegno al cinema d’autore e quello commerciale, alla ricerca di un “giusto equilibrio assegnando il 50% dei sostegni in maniera selettiva e il 50% in maniera automatica” e prelevando le risorse ai sostegni “con un prelievo sui fatturati di tutte le imprese che sfruttano il cinema e l’audiovisivo”, più ovviamente una valorizzazione dei protagonisti del cinema indipendente nostrano, “che faticano a trovare in Italia risorse per realizzare quei film ‘audaci’ che hanno migliore accoglienza e visibilità all’estero che nel nostro paese.”