Il mondo del cinema italiano è in lutto per la morte di Gian Luigi Rondi, tra i padri della critica cinematografica del Nostro Paese, ma anche operatore culturale a vari livelli.

Scomparso a 94 anni, Rondi aveva vissuto per la maggior parte della sua vita a Roma, dove aveva avuto modo di conoscere vasta parte delle star della settima arte, tra cui Ingmar Bergman, Anna Magnani, Gina Lollobrigida e tanti altri.

Impossibile riassumere in poche righe una carriera mastodontica, iniziata su alcuni giornali di comunisti cattolici e poi decollata quando Silvio D’amico lo chiamò a scrivere di teatro sul Tempo nel 1946, dove passerà a essere il critico cinematografico succedendo a Luigi Chiarelli.

Nel tempo sarebbe stato anche corrispondente per testate straniere e avrebbe firmato articoli per altre pubblicazioni specializzate quali Rivista del cinematografo, più tutta una serie di monografie dedicate a grandi autori come Rossellini Renoir, Kurosawa e Bergman.

Tra i tanti ruoli istituzionali ricoperti si ricordano la direzione della Mostra del Cinema di Venezia, ma anche la presidenza della Biennale di Venezia e quella a vita dell‘Accademia del Cinema Italiano e dell’Ente David di Donatello, che assegna ogni anno gli omonimi premi. Tra il 2008 e il 2012 aveva poi presieduto anche la Fondazione Cinema per Roma che si occupa della Festa del Cinema di Roma.

Di Gian Luigi Rondi si ricordano le collaborazioni alla sceneggiatura con rinomati registi internazionali come Georg Wilhelm Pabst, Joseph L. Mankiewicz e René Clair, ma anche la produzione di documentari a carattere storico e biografico, di cui in alcuni casi firma anche la regia.

Imponente anche la sua produzione letteraria, tanto che i suoi Diari, che raccontano vizi e virtù dell’Italia dei suoi tempi e che coprono mezzo secolo (1947 – 1997) sono stati pubblicati recentemente in un poderoso volume di oltre 1300 pagine.