A trentadue anni dal primo film del 1984, i Ghostbusters stanno per tornare nelle sale cinematografiche grazie ad un reboot totalmente al femminile diretto da Paul Feig, regista che con Le Amiche della Sposa, Spy e Corpi da Reato non solo ha scoperto definitivamente il talento comico di Melissa McCarthy, ma ha dimostrato che le donne al cinema possono far ridere quanto e forse anche di più degli uomini.

Insieme a Slimer e la Ecto-1, Paul Feig è giunto a Roma alla Casa del Cinema per presentare il film, in uscita il 28 luglio, e dopo la conferenza stampa, ci ha svelato la genesi del film, dalla prima proposta di Ivan Reitman, regista del primo Acchiappafantasmi, fino alla decisione di trasformare un possibile sequel in un reboot con protagonisti Melissa McCarthy, Kristen Wiig, Kate McKinnon, Leslie Jones e Chris Hemsworth.

Paul, come è iniziato tutto? Come è stato coinvolto in questo progetto?

Tutto è partito da una telefonata di Ivan Reitman che mi ha chiamato mentre stavo girando Spy a Budapest. Mi disse che aveva già la sceneggiatura per realizzare un sequel del film. Mi sono sentito ovviamente lusingato che mi avesse chiamato, perché sono sempre stato un grandissimo fan di Ghostbusters, ma, una volta letto il copione, mi sono reso conto che, sebbene fosse molto interessante, non era nelle mie corde, non era scattato dentro di me quel qualcosa che mi inducesse a farmi accettare di dirigerlo.

Tornato da Budapest, Amy Pascal mi invita a pranzo alla Sony e mi dice: “Noi abbiamo questa idea di sequel, perché nessuno lo vuole realizzare?” Io ho risposto che era estremamente pericoloso secondo me, visto che il film originale è tanto famoso da aver segnato la storia del cinema. Lei mi ha detto: “Ma se invece lo scopo fosse solo quello di realizzare un film comico, divertente?”. A quel punto mi sono fermato a riflettere e ho pensato al fatto che, visto che sono abituato a lavorare con donne divertenti, forse si poteva creare qualcosa di innovativo scegliendo un cast completamente al femminile che mi avrebbe consentito di fare un reboot, di ricominciare tutto daccapo e soprattutto di non rimanere vincolato all’originale, condizione invece obbligatoria nel caso del sequel. Ho proposto questa nuova idea a Amy Pascal, che mi ha dato il suo ok a partire.

La ragione per cui il film originario funzionò così bene era perché il cast originale era divertente e la chimica tra loro era perfetta. La mia missione era dunque trovare un moderno dream team e ci sono riuscito con queste quattro donne e con Chris Hemsworth. Sono così contento che ci siamo riusciti, non vedo l’ora che il mondo veda questo film!

Il legame che il suo film ha con l’originale è sicuramente rappresentato dal fatto che i suoi protagonisti sono persone emarginate, delle outsider che finalmente si riscattano. Era sua intenzione concentrarsi su questo aspetto? 

Le storie degli outsider, delle persone che vengono sminuite da chi gli sta intorno, sono quelle a cui tengo maggiormente , che ho voglia di raccontare e a cui, anche da spettatore, rispondo meglio. Le mie protagoniste, nonostante vadano in giro a salvare i cittadini di New York dai fantasmi, sono comunque emarginate, vengono definite pazze, fuori di testa. Mi piaceva inoltre  l’idea di questa amicizia tra due persone, Abby Yates (Melissa McCarthy) ed Erin Gilbert (Kristen Wiig): una che crede in qualcosa e che continua a crederci per tutta la vita e un’altra che, pur avendo visto un fantasma, è stanca di essere chiamata pazza e per questo si è allontanata da tutto. Questo era il mondo che volevo raccontare.

In che misura le recenti battaglie delle donne di Hollywood per promuovere la parità ha influenzato la sua scelta di un cast al femminile?

In realtà, ho sempre voluto contribuire a questa battaglia, nella mia vita e nella mia carriera sin da quando ho realizzato Le Amiche della Sposa, la prima volta in cui un film comico con un cast tutto al femminile ha avuto un così grande successo. Il problema è che Hollywood ha creato una situazione per la quale ruoli validi da protagonista per donne non ce ne sono. Quei pochi che sono stati scritti e prodotti, non sempre sono riusciti a portare uomini al cinema. A causa di ciò, si perpetua un po’ questo circolo vizioso secondo il quale le donne non sono in grado di attirare pubblico e non è vero perché se si realizzano dei film validi, il pubblico li va a vedere. Alle attrici vengono affidati ruoli da protagonista, anche ben scritti, solo in commedie romantiche o film destinati ad un pubblico femminile. Devo veramente ringraziare la Sony per avermi consentito di realizzare questo film, con un cast interamente al femminile e fare i complimenti a Amy Pascal ( ex presidente Sony Pictures) ed a Tom Rothman, Presidente di Sony Pictures per aver mantenuto lo stesso budget previsto per un cast maschile invece di spingere al ribasso dopo la decisione di avere delle donne in prima linea.

L’impressione è che chi ha attaccato il film non l’abbia fatto perché si intaccava un’icona, ma per una sorta di mal celata misoginia. Lo dimostrano gli attacchi, anche personali, nei confronti di alcune delle attrici del cast, ad esempio i brutti commenti su Melissa McCarthy. Questo è molto più grave dell’accusa di aver toccato un film iconico. Che ne pensa?

Io sono stato coinvolto fin dall’inizio in questa situazione e finisco sempre nei guai ogni volta che affermo che c’è misoginia nelle critiche al film. Ritengo che ci siano veramente persone infastidite dal fatto che abbiamo toccato un classico e ne abbiamo fatto un reboot invece di un sequel, ma è indubbio che il livello di attacco nel nostro caso, rispetto a qualsiasi altra operazione simile, è stato molto più profondo. Spesso queste ondate di lamentele verso l’operazione di reboot sono state cavalcate e utilizzate da chi provava sentimenti misogini. Questo ovviamente non significa che chiunque critichi il film è misogino, ma non si può negare che c’è un attacco al vetriolo verso questo film che non è stato riscontrato per nessun altro film di questo tipo, e questa cosa mi dispiace molto. Il nostro unico obiettivo era realizzare un film divertente, che potesse intrattenere le persone, e trovo deprimente che il tutto abbia assunto un rilievo politico assolutamente eccessivo.

Esiste il famoso tocco femminile nella commedia oppure la commedia è solo commedia, indipendentemente da chi la interpreta?

A me piace moltissimo lavorare con le donne divertenti. Ce ne sono tantissime in giro a cui non è stata data la possibilità di mettersi in mostra. Spesso, nelle commedie al maschile, le donne vengono messe al servizio degli uomini oppure vengono relegate a ruoli da cattive, eccessive o pesanti.  Il mio scopo è portare gli uomini a non considerare film come questo come “ al femminile”, ma come commedie da vedere perché, fondamentalmente, le persone divertenti sono divertenti a prescindere dal sesso.

Il film è dedicato ad Harold Ramis e sappiamo che ci dovrebbe essere uno dei figli nel film, e ci sono anche dei cameo degli attori originari, tranne Rick Moranis. Come mai non è presente?

Abbiamo chiesto a Rick Moranis se voleva far parte del film, gli avevamo anche già scritto un cameo, ma non era interessato a partecipare. Mi è dispiaciuto molto perché sono un suo grande fan. Per quel che riguarda Harold, abbiamo cercato di rendergli omaggio in tutti i modi possibili. Al concerto rock il ragazzo che batte il cinque è il figlio di Harold. C’è un’altra scena, quando si vede per la prima volta la stazione dei pompieri, in cui c’è una signora con un bambino in braccio: quelli sono la figlia e il nipote di Harold. La moglie di Harold è sempre stata sul set a dare il suo contributo.

Ci può raccontare qualcosa sui cameo di Bill Murray e Sigourney Weaver e come li avete ideati?

In realtà, quando abbiamo completato la prima stesura della sceneggiatura, è stata Katie Dippold,  la mia co-sceneggiatrice, a propormi di coinvolgere gli attori del primo film. Sua è l’idea di far interpretare proprio a Bill Murray il ruolo dello scettico. Anche se all’inizio Bill aveva detto di non voler recitare nel film, quando gli abbiamo proposto questo personaggio, ne è rimasto affascinato. Fino a due giorni prima delle imprese, però, non sapevamo se avrebbe accettato! Poi però ci ha supportato molto nel progetto e nell’idea del reboot al femminile, lo ha detto anche in un’intervista. Ha anche suggerito la scelta di Melissa McCarthy e Kristen Wiig come protagoniste.

Sigourney Weaver, invece, è stata entusiasta fin dall’inizio! Eravamo partiti con un cameo diverso per lei, ma poi non ci sembrava abbastanza sostanzioso e, in una fase avanzata delle riprese, le abbiamo disegnato addosso il ruolo di mentore di Jilian Holtzmann (Kate McKinnon), che le ha permesso di giocare con l’accento tedesco!

Come ha lavorato a inserire, conservare e sviluppare i tratti distintivi dei Ghostbusters? Penso alla Ecto-1, all’elaborazione del famoso Logo e a Slimer. 

Sia Katie Dippold che io siamo fan accaniti dell’originale e quindi la prima cosa che ci siamo detti, quando abbiamo messo le mani sulla sceneggiatura, è stata: “Quali sono quelle cose che, se mancassero nel film, ci renderebbero molto tristi?” Sicuramente la macchina, lo zaino spara protoni, la canzone, il logo e Slimer. Abbiamo fatto un elenco di cose che avremmo voluto rimettere nel film, cercando poi di inserirle in modo fluido, fresco e originale così che potessero sembrare nate apposta con il nostro film. Per esempio, per quel che riguarda la macchina, la Ecto-1, abbiamo immaginato che lo zio di Patty fosse proprietario di un carro funebre e, per il logo, abbiamo pensato che poteva essere ideato da uno street artist per un caso. Volevamo che i fan dell’originale capissero la nostra intenzione di omaggiare il film del 1984 e che, allo stesso tempo, le nuove generazioni, coloro che non conoscono l’originale, riuscissero a capire da dove provenivano questi elementi. Ce l’abbiamo messa tutta e speriamo di esserci riusciti.

Ghostbusters 2016

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