Vi avevamo parlato dei primi 15 minuti di Ghost in the Shell, ma è arrivato il momento di analizzare meglio tutto il film che uscirà nelle sale oggi.

Il futuro nel quale ci addentra il regista Rupert Sanders è lo stesso del primo lungometraggio anime della serie. La Johansson calza la tuta di questo cyborg poliziotto in bilico tra cieca osservanza della legge e inquieto desiderio di ricostruire il proprio passato. Corpi organici deflagrati e ricostruiti artificialmente intorno a cervelli umani sono ossessione e  tema portante di questa saga venuta da Oriente. Traduzione del titolo è “fantasma nel guscio”, o meglio l’anima nel suo contenitore, il corpo. Di colpo sembrano riaffiorare riflessioni cinematografiche anni novanta. Si erano svincolate dalla filmografia di David Cronemberg e poi affievolite dopo i Matrix. Dopo Under the skin e Lucy, Scarlett torna su un personaggio mutante, misterioso e letale. Gli effetti speciali la aiutano ma quel suo passo un po’ rigido da dolce e spietata terminator offre la caratterizzazione sopra le righe, pur rendendo giustizia al manga originale.

Si rielaborano mondi e sottomondi elettronici, il trionfo dell’azione è sempre affiancato da una ricerca spasmodica del dettaglio, sia nella messa in scena che nella scrittura. Si punta ad approfondire non solo con la parola ma con la contemplazione. Inforcati gli occhialini 3D, Sanders ci porta in un futuro di cavi e organismi potenziati mettendo in scena quella che si potrebbe leggere anche come un’allegoria della chirurgia estetica a tutti i costi. Ma non c’è ironia, ci si prende sul serio, e ogni personaggio gode di personali dediche registiche al vecchio anime. Nel cast Takeshi Kitano, Juliette Binoche sono mentore e creatrice del Maggiore, mentre Pilou Asbæk e Michael Pitt il poliziotto e il criminale sintetico che fiancheggiano la protagonista. Nei suoi intrecci di cavi e sentimenti a volte indecifrabili ma sempre spettacolari, Ghost in the Shell non s’impone da grande film come l’attesa (costruita, anzi sintetica) faceva presagire. Neanche esplosivo come il Lucy di Besson, offre comunque buon intrattenimento biomeccanico, potrebbe dar seguito a dei sequel. E su questo argomento tanti manga addiced ricameranno un bel po’.