L’attore Richard Gere, oggi sessantaduenne, riceve il premio alla carriera del Festival Internazionale del Cinema di Roma, l’Acting Award, e in questa occasione sarà programmata la visione del suo primo film nel ruolo di protagonista, I giorni del cielo girato nel 1978.

L’attore ha dichiarato di non vedere il film a cui deve il suo esordio, da oltre trent’anni, e racconta di quanto sia stato impegnativo in quell’occasione relazionarsi con la regia di Terrence Malick.

La pellicola intimoriva tantissimo gli attori poiché, non possedendo un linguaggio dinamico ed essendo soltanto il secondo film di Malick, non dava la certezza di partecipare ad una pellicola di successo.

Ma la sicumera del film arrivò l’anno successivo quando Terrence Malick ebbe il premio come miglior regia, proprio per quella macchina da presa che non faceva muovere troppo, al Festival del Cinema di Cannes.

Però, Gere – che deve la sua fama, anche come sex symbol, ad Ufficiale gentiluomo – continua a ricordare che la difficile relazione con il regista derivò anche dal fatto che le richieste di quest’ultimo suonavano come una pretesa sul lavoro degli attori, che con la loro interpretazione avrebbero dovuto realizzare un poetico “entrare del vento in casa muovendo le tende”, ma tendeva chiaramente a disorientare il cast.

Senza contare che nell’accurata fase di montaggio, che ebbe la durata di un biennio, l’autore del recente The Tree of Life, decise di tagliare quasi tutti i dialoghi.