Un comunicato stampa del coroner cui è stato affidato il caso della morte di George Michael ha finalmente chiuso tutte le dicerie riguardanti la causa del decesso della popstar.

L’autopsia seguita da Darren Salter ha infatti rivelato che l’artista è morto lo scorso 25 dicembre per cause naturali. Sono dunque state smentite le voci di un suicidio o di una overdose da eroina.

Nello specifico le indagini effettuate sul suo corpo hanno rivelato che a strappare alla vita George Michael sarebbero state la cardiomiopatia dilatativa e la steatosi epatica di cui soffriva.

Contestualmente il coroner ha affermato che non essendoci ulteriori aggiornamenti la famiglia del cantante dovrà godere della privacy che merita.

La cardiomiopatia dilatativa è una condizione patologica del cuore nella quale si osservano dilatazione ventricolare e compromissione della funzione sistolica: questi due elementi impediscono al cuore di pompare sangue sufficiente, con conseguente aumento dell’insorgenza di ischemie.

Con steatosi epatica si intende invece l’accumulo intracellulare di trigliceridi nel tessuto epatico: la patologia può portare all’infiammazione del fegato, la cirrosi e quindi all’insufficienza epatica.

Kenny Goss, l’ex storico di George Michael con cui aveva condiviso 13 anni della propria vita, aveva commentato la notizia del decesso ipotizzando che il corpo avesse ceduto dopo anni di abusi: il cantante sarebbe stato troppo debole, e il su organismo si sarebbe arreso.