E’ finalmente arrivato il momento che tutti aspettavamo: il ritorno sugli schermi della HBO del cult tratto dalla saga di G. Martin Game of Thrones terza stagione, ovvero Il Trono di Spade. Vediamo cosa è successo nel primo episodio dal titolo Valar Doaheris.

Sono un’appassionata dei libri di George Martin e, sebbene lo ritenga un folle capace di generare milioni di personaggi cui legare altrettante storyline (ma come fa a ricordarseli tutti?), non riesco a smettere di leggere le pagine della sua saga Il trono di Spade.

La prima stagione di Game of Thrones l’ho guardata da neofita: grande rumore intorno al pilot e poi, episodio dopo episodio, mi sono affezionata ai personaggi tanto da avere il desiderio di correre in libreria e spendere buona parte dei miei averi nei primi romanzi di Martin da cui era tratta la prima stagione. Adesso che è iniziata la terza (sulla HBO ogni domenica sera per dieci appuntamenti, sui nostri schermi voisapetecome) so esattamente dove andremo a parare perché ho già letto abbastanza da conoscere il destino di molti dei protagonisti. Ovviamente, senza svelarvi nulla nè delle loro vicende, nè dell’episodio in sè, scopriamo in questo articolo cosa è successo in Valar Doaheris, che fa da contraltare all’episodio finale della seconda stagione Valar Morghulis.

In molti, leggendo le recensioni soprattutto dei critici americani, hanno criticato la lentezza della puntata causata soprattutto dalle storyline parallele riprese per fare il punto della situazione: non una, non due, bensì sette, tutte da tenere nel pugno di 52 minuti scarsi. Il risultato, come gli amanti di GoT sapranno, è il passaggio velocissimo da una scena all’altra, con cambi di scenario e di tono a volte molto drastici. Perciò ritroviamo Daenerys in mezzo al mare con i suoi guerrieri e i suoi draghi, ancora troppo piccoli per combattere la guerra del trono; Robb,il Re del Nord, davanti alla carneficina che ha distrutto i suoi uomini per mano dei Lannister e a sua madre, che ha permesso la fuga di Jaime, acerrimo nemico, per tentare la liberazione delle sue figlie, ancora prigioniere di Castel Granito insieme a Cersei. E ancora Tyrion, dilaniato dalla battaglia di Black Water e malamente messo da parte da suo padre Twin, sebbene il merito della difesa della città sia solo suo e della sua astuzia; da contraltare, troviamo Bronn, suo servitore, ora più fedele ai soldi e al potere che al suo padrone; sempre a Castel Granito, Sansa rimane intrappolata tra poteri più forti di lei. Al di là della Barriera di Ghiaccio, Jon Snow fa finalmente la conoscenza di Mance Ryder, il re oltre la Barriera, che lo accoglie non come un Guerriero della Notte,  ma come uno del suo popolo.

Di carne al fuoco, in soli 50 minuti, ne abbiamo fin troppa: alcuni spettatori lamentano la mancanza di un filo logico che lega le storie dei personaggi, che pare possano essere comprese appieno solo dai lettori dei romanzi.

Personalmente non mi sono posta il problema, pur essendo una lettrice ed essendomi affezionata a praticamente tutti i protagonisti, anche se devo ammettere che la ripresa della terza stagione di Game of Thrones, una sorta di Dove eravamo rimasti e dove sono adesso tutti quanti accusa una certa lentezza e una preponderanza di dialoghi che non tutti sono capaci (e vogliono) sopportare.

Questa non è una scusa per mollare: il prossimo episodio andrà in onda domenica e presumibilmente racconterà di quanto successo a Jaime, Arya e a Varys, tutti quelli che in questa premiere non sono presenti.

Buona visione!