“Mio padre aveva un ristorante, un locale dove si suonava musica jazz sulla spiaggia della Pointe Rouge a Marsiglia. Il fratello di Gaetan Zampa aveva un bar vicino al ristorante di mio padre”,con queste parole Cédric Jimenez ha spiegato come è iniziata la sua avventura con la sua ultima fatica cinematografica, French Connection, che uscirà in tutte le sale cinematografiche italiane il prossimo 26 marzo. Originario di Marsiglia, scenario attorno al quale si snoda il grande scontro tra Pierre Michel e l’intoccabile padrino della mafia francese Gaetan Zampa, Jimenez ha attualizzato, con tratti incisivi e funzionali, un genere cinematografico, quello del polar francese, al quale grandi autori come Melville, Deray, Verneuil, Corneau, Marchal, hanno dato vita realizzando dei veri e propri capolavori della storia del cinema. In French Connection si coglie immediatamente l’influenza e la profonda conoscenza del regista di questi classici francesi, così come di quelli americani, a partire dallo splendido film di William Friedkin che porta lo stesso titolo, The French Connection, per arrivare fino a Martin Scorsese.

Cédric Jimenez, che ha girato French Connection nel 2013, ha parlato apertamente del suo film e di com’è nata l’idea di raccontare una storia così complessa ma al tempo stesso significativa e affascinante. Negli anni Settanta, come affermato dallo stesso regista, il padre aveva un ristorante a Marsiglia, a due passi dal bar del fratello di Gaetan Zampa e quando il produttore Ilan Goldman ha proposto a Cédric Jimenez di portare questa storia vera sul grande schermo, quest’ultimo ha immediatamente accettato, realizzando una storia di uomini che il regista narra assumendo lo stile polar:

C’è stata una volontà di partenza. Il destino del giudice Michel è assolutamente tragico. Ma, soprattutto, insieme a Audrey Diwan, la mia co-sceneggiatrice, ci siamo resi conto da subito che sia il giudice Michel che Zampa, dal momento in cui si incontrano, si trascineranno insieme verso la morte senza che uno dei due uccida l’altro. Noi abbiamo lavorato moltissimo su questo meccanismo del destino che si percepisce chiaramente dalle esistenze di queste due persone. Il film parla di due uomini e non di “archetipi” come spesso avviene nel genere polar.

Oltre ad una impressionante ricostruzione di Marsiglia dalla metà degli anni ‘70 fino ai primi anni ‘80, questo thriller fa palpitare per oltre due ore, mescolando sottilmente sequenze d’azione a scene di grande intimità. Ci si appassiona alla lotta in cui si ergono questi due uomini, il giudice e il gangster, grazie anche alle formidabili performance del Premio Oscar Jean Dujardin e di Gilles Lellouche e, in particolare, di una Marsiglia insolente ed esplosiva. La città stessa è una delle protagoniste del film, luogo in cui Cédric Jimenez è cresciuto, permettendogli così di curare nei mini particolari tutti i dettagli della riproduzione. Il ristorante di suo padre e il bar del fratello di Zampa, inoltre, erano luoghi dove ogni giorno girava una “variegata umanità” decisamente interessante da osservare, specialmente per gli occhi di un ragazzino.

L’autore si trovava in città quando il 21 ottobre del 1981 fu assassinato il giudice Pierre Michel e si ricorda perfettamente il momento in cui la notizia fu annunciata. Un evento, questo, che lo ha colpito così profondamente da covare per anni il desiderio di poterlo raccontare. “Era un eroe, un uomo eccezionale che ha anteposto il bene della comunità ai suoi interessi personali, cosa molto rara nella società contemporanea” ha raccontato il regista parlando di Pierre Michel, sottolineando che “da un punto di vista psicologico era un uomo appassionato che si era imbarcato in una missione per una causa che lui riteneva giusta – i giornali dell’epoca lo chiamavano “il crociato”. Di French Connection Jimenez parla con grande orgoglio, confessando di averlo voluto girare affinché “lo spettatore vivesse questa storia ‘datata’ come se si svolgesse nel presente, trasformarlo in un testimone degli eventi. Volevo che lo spettatore sentisse le emozioni dei personaggi insieme a loro, che vedesse le cose sempre e solo dal loro punto di vista”.

Il cast di French Connection parla del film

Per il suo secondo lungometraggio da regista Cédric Jimenez, che ha scritto la sceneggiatura del film insieme alla compagna Audrey Diwan, ha sempre pensato a Jean Dujardin e a Gilles Lellouche per i ruoli del giudice Pierre Michel e del boss Gaetan Zampa. Una scelta dettata, come lo stesso autore ha dichiarato, sia dal talento dei due interpreti, sia dalla sbalorditiva somiglianza fisica che i due hanno con i veri protagonisti della storia narrata. A questi, però, si affianca anche un ottimo gruppo di attori, a cominciare dalle due mogli dei protagonisti Céline Sallette e Mélanie Doutey, quest’ultima già interprete del primo film di Jimenez. Nel cast figurano anche Benoît Magimel, Guillaume, Bruno Todeschini eun nutrito gruppo di interpreti marsigliesi come Moussa Maaskri, Cyril Lecompte ed Eric Collado, scelti proprio per riportare al meglio sullo schermo lo spirito della città.

“Sono rimasto colpito dalla precisione della scrittura e sono rimasto profondamente affascinato dalla figura del giudice Pierre Michel. Che personaggio meraviglioso!”

afferma Jean Dujardin parlando del ruolo che ha interpretato in French Connection, quello del giudice Michel. “Ho iniziato la preparazione raccogliendo più informazioni possibili su di lui. Ho letto diversi libri nei quali ho trovato molte indicazioni sul personaggio” ha confessato Dujardin, il quale ha sempre visto Michel come “un uomo ‘giusto’, un vero ‘crociato’, ma al tempo stesso era un uomo complesso con parecchi difetti”. L’attore ha anche rivelato alcuni dettagli divertenti sulle scene più importanti del film, come quella del faccia a faccia con il suo antagonista, il mafioso Gaetan Zampa. “Quella scena mi ha creato qualche problema” ha dichiarato Dujardin, “temevo che Gilles ed io saremmo scoppiati a ridere ma le cose non sono andate così. È una scena molto cinematografica, un momento necessario a definire i personaggi”.

Gilles Lellouche, invece, ha confessato di aver avuto qualche tentennamento a inizio riprese: “All’inizio ho avuto la tentazione di tirarmi indietro perché avevo già interpretato la mia bella dose di personaggi di questo tipo e ho aperto la sceneggiatura poco convinto. Ma, appena ho cominciato a leggerla, non sono riuscito a smettere e l’ho divorata a tempo di record”. Lellouche si dice fiero di aver potuto prendere parte a French Connection perché “tutto quello che la sceneggiatura conteneva mi ha colpito profondamente: l’affresco che tratteggiava, la qualità dei dialoghi, la descrizione dei personaggi e la loro evoluzione nell’arco del film. Si respira aria di tragedia, di dramma ed è molto di più di un poliziesco”. Il personaggio di Zampa non è di certo uno dei più semplici da interpretare: “Gaetan Zampa è carismatico; Gaetan Zampa è temuto; Gaetan Zampa impartisce gli ordini a chi gli sta intorno” rivela l’attore, confessando di aver fatto “tante ricerche per cercare di avvicinarmi il più possibile a quell’uomo e non allo stereotipo che molti hanno in mente”. Proprio così, perché secondo Lellouche “Zampa era un “borghese” che teneva moltissimo che i suoi figli avessero un’ottima istruzione, voleva essere accettato dalla società ed è lì che sono andato a scavare, piuttosto che concentrarmi sul suo lato mafioso”.

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