Difficile dare un’etichetta a Fräulein – Una fiaba d’inverno, opera prima della giovane Caterina Carone. Forse l’espressione “commedia eccentrica” potrebbe riassumere l’aria da fiaba che caratterizza la pellicola, ma appare ancora riduttiva. Perché c’è anche un parte di dramma insita nelle storie dei due protagonisti.

Il film appare spiazzante eppure accattivante proprio per questa sua diversità nel panorama cinematografico italiano. Altrettanto spiazzante la presenza di Christian De Sica, nel ruolo di Walter, che quando decide di abbandonare il terreno dei cinepanettoni svela un’animo sensibile e doti attoriali non indifferenti, facendo anche venire un po’ rabbia per la tendenza a privare il cinema italiano di un’attore che potrebbe fare molto di più. La regista ha scommesso su di lui e su Lucia Mascino, nel ruolo di Regina, la Fräulein del titolo, che, nonostante la consumata esperienza, per la prima volta appare come volto protagonista di un film.

Già dalla scelta degli attori, la Carone, nonostante la giovane età, mostra un occhio molto fine. I protagonisti infatti appaiono perfetti, una dura chiusa in se stessa – la Mascino – e un gentile e bambinesco signore – De Sica -, pronti ad abbandonare le loro gabbie per aprirsi a un’amicizia che li cambierà.

Gli attori hanno abbracciato con entusiasmo la storia, mettendosi in gioco e non temendo il freddo della neve che li ha avvolti durante le riprese. La Mascino ha raccontato: «A me il personaggio è piaciuto sin da subito e quindi l’ispirazione della sceneggiatura è stata contagiosa. Così ho tormentato tutti per costruire il personaggio, per i costumi, per i capelli. Volevo farmi un taglio corto avanti e lungo dietro, tipo Berlino anni ottanta, poi per fortuna Caterina mi ha fatto ragionare…. Ero contentissima di questa situazione, Caterina è un talento naturale e Christian è un grandissimo attore». Da parte sua De Sica racconta: «Mia moglie mi ha detto di aver letto una sceneggiatura molto tenera, con un personaggio diverso, non il solito misogino, parolacciaio, terrificante che fai tu, mi ha detto, ti dai una ripulita, fai una cosa diversa. Poi, all’inizio mi hanno vestito con un piumino giallo da cinepanettone e mi sono spaventato, ma mi hanno assicurato che sarebbe cambiato… infatti dopo ho indossato un elegante cappotto appartenuto a Paolo Stoppa, che era anche un amico di famiglia, e la cosa mi ha fatto molto emozionare». De Sica ha inoltre affermato di aver considerato questo film come una vacanza rispetto al mondo consueto, nonostante le difficoltà del freddo, e di aver ascoltato il consiglio del padre per la sua interpretazione: “Se ascolti gli altri mentre reciti, le parole escono meglio, sei più vero”.

In generale si sente un clima surreale, fatto di personaggi secondari che sono macchiette, un luogo che è un non luogo, alberghi abbandonati, coppie ultraottantenni che tubano, postini innamorati e declamazioni al bar. E su tutto incombe un vento solare, “le ranocchie che cadono dal cielo” di Caterina Carone, come lei stessa ha dichiarato, escamotage che serve a dare unità al tutto, a creare un clima di attesa che turba e affascina e che esplode in un’improbabile aurora boreale.

Se Fräulein appare originale nell’impianto generale, lo è meno dal punto di vista della scrittura: già da subito sappiamo che lo scontro tra i due protagonisti si trasformerà in amicizia, sappiamo che dolce porterà in dono Walter a Regina e che il postino innamorato (interpretato da Max Mazzotta, sempre bravo) una chance forse ce l’avrà. Meno sicura è la piega che prenderà questa amicizia, ma ringraziamo la regista di non aver banalizzato con una storia d’amore quella che invece appare una storia più vera e più tenera.

Lei stessa racconta di aver lottato per non andare in quella direzione, ma di aver tenuto fede a quelle che erano le intenzioni iniziali, per una storia che voleva rimanere una fiaba, ispirata ai luoghi conosciuti durante le passeggiate nei dintorni di Bolzano, dove ha frequentato la scuola di documentario ZeLIG.

Fräulein è un esordio sia per la regista sia per la montatrice, Enrica Gatto, e la direttrice della fotografia, Melanie Brugger: tre donne che si affacciano al mondo del cinema e che hanno ottenuto il sostegno di Carlo Cresto-Dina, della casa di produzione Tempesta, che ha spiegato: «Mi ha attirato perché era un film eccentrico e, se mi dicono che una cosa è strana allora, mi viene subito voglia di farla [...] In questo momento si parla molto del mondo femminile nel cinema, anche a Cannes è stato un tema molto dibattuto. Queste tre donne si sono prese dei rischi. E ce l’hanno fatta».