Il concertone romano del Primo Maggio si è svolto con la sua assortita line-up di gruppi e cantautori indie. Da qualche mese non più emergente, ma consacrato big, uno dei più attesi era anche Francesco Gabbani. Dopo le zuccherose vette Sanremesi toccate con il suo Gorilla, poi quelle plebiscitarie di critica e popolarità, ha regalato al pubblico di Piazza San Giovanni alcuni brani estratti dal suo nuovo album Magellano, uscito lo scorso 28 aprile.

Lo abbiamo incontrato nel backstage, qualche ora prima del concerto, complice un’assolata mattina di prove. Fare spontaneo da bravo ragazzo e baffetti da moschettiere del verso cantato, ci ha rilasciato un’intervista a tutto campo. Parlando delle sue nuove canzoni, dei tagli effettuati su Occidentali’s Karma per il prossimo Eurovision, i suoi viaggi del cuore, il lavoro precario in Italia, e di una sua meno nota esperienza legata al cinema.

Come si svolge di solito il tuo lavoro di scrittura e composizione delle canzoni?

“Non esiste un metodo preciso di scrivere canzoni. Io prediligo il momento istintivo che arriva quando meno te l’aspetti. L’idea di una canzone ti può venire ovunque e in qualunque momento. Parte sempre dall’imprinting emotivo, poi invece subentra il mestiere con l’ottimizzazione e la smussatura. Nel mio caso avviene anche collaborando con le persone con le quali ho una sinergia particolare”.

È andata così anche per il viaggio del tuo Magellano?

“Sì, questo mio nuovo album è frutto di una collaborazione con Fabio Ilacqua, che è il mio alterego di parola, mio fratello Filippo Gabbani e la produzione artistica di Luca Chiaravalli. C’è un lavoro di gruppo fondato prima di tutto da un punto di vista umano, quindi è un piacere poter lavorare con loro”.

Nel brano Pachidermi e Pappagalli parli delle manie di complottismo. Come sei, anzi, come siete approdati a questo testo?

“Ci siamo arrivati con la voglia di esprimere il nostro punto di vista con un taglio molto ironico. Eravamo colpiti da questa esasperazione di complottismo e soprattutto dal fatto che venga riportato tutto con molta facilità: a pappagallo, appunto. Descriviamo questa situazione di oggi con il web che ci fa trovare davanti a scenari assurdi, dove con la facilità di espressione da parte di chiunque viene detto di tutto e di più senza avere davvero una consapevolezza su quello che si sta dicendo”.

Foglie al gelo invece è stata pubblicata quest’inverno, prima di Sanremo. La tua prima canzone per un film. Com’è stata l’esperienza?

“È stata bella. Foglie al gelo è in realtà l’unico brano cantato della colonna sonora del film Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi. La grande esperienza è stata curarne tutte le musiche, le parti strumentali a supporto delle immagini. Per me una cosa nuova che mi ha fatto assaggiare e capire cosa significa scrivere musica per il cinema. Una dimensione diversa dallo scrivere canzoni definite in un loro perché, indipendenti”.

Tra poco andrai a rappresentare l’Italia all’Eurovision, e per l’occasione ti hanno fatto dare una spuntatina a Occidentali’s Karma.

“Abbiamo dovuto farlo purtroppo. L’Eurovision prevede per regolamento che i brani durino tre minuti spaccati e quindi abbiamo dovuto decidere dove tagliarla. Abbiamo dovuto prima accettare questa cosa, e poi la canzone! Si è dovuto rinunciare alla seconda strofa purtroppo, ma funziona così. Ci siamo dovuti adeguare”.

Però stasera sali su un palco diverso da tutto il resto: quello del Primo Maggio. Si è parlato soprattutto di lavoro dignitoso. Cosa pensi del panorama così complesso e difficoltoso sul lavoro oggi?

“Non posso far altro che essere uno spettatore un po’ triste di questo fenomeno. Mi dispiace molto per le nuove generazioni. Anche se in realtà non è un problema soltanto loro, ma anche di persone di una certa età che si ritrovano ad avere una precarietà ingiusta. Credo che il diritto al lavoro sia fondamentale per far parte di una società, indipendentemente dalle fazioni politiche. Mi viene da fare questo ragionamento qua: qualcuno ce lo deve dare questo diritto al lavoro. Ma anche noi ci dobbiamo mettere la cosa fondamentale, che è la voglia”.

Magellano diede il nome allo stretto in Sudamerica. Quali sono i posti che sogni di visitare?

“Tantissimi perché ho sempre viaggiato con la mente ma poco fisicamente. Per viaggiare ci vogliono tempo e denaro. E io tutto il tempo e denaro che ho avuto finora li ho dedicati al mio percorso musicale. A essere sincero i primi posti dove andrei sono le terre di cui parlo e ironizzo in Occidentali’s Karma. Quindi l’Oriente: Giappone, Cina, India”.

I turisti gradiscono spesso qualcosa da bere. In Granite e granate parli della guerra per le vacanze. Offriresti una granita a qualche potente della Terra con le granate pronte?

“Assolutamente sì, mi piacerebbe. Credo che forse anche questi potenti della Terra siano un po’ vittime di quello di cui parliamo nella canzone. Cioè che tante volte ci ritroviamo ad essere vittime del nostro desiderio sfrenato di cercare a tutti i costi il divertimento. Ma poi diventa una cosa forzata che dobbiamo difendere a tutti i costi, fino ad arrivare al punto di metterci in battaglia”.