Il telefono di Franca Leosini squilla continuamente e lei risponde sempre a tutti. Con gentilezza, con grande rispetto. Conduttrice di “Storie Maledette”, è stata intervistata dal “Corriere della Sera” subito dopo le puntate sul delitto di Avetrana. In studio Sabrina e Cosima, le due donne accusate di aver ucciso Sarah Scazzi.

Ma la Leosini, nella scorsa edizione, si è occupata anche del delitto di Perugia, quello in cui perse la vita Meredith Kercher e per il quale è stato condannato Rudy Guede (assolti, invece, Amanda Knox e Raffaele Sollecito). Queste le sue parole al Corriere:

Pensavo che fosse ancora Rudy, mi chiama quasi ogni settimana [...] La sua è stata una delle storie più seguite e controverse. Invitai anche un ex del Ris, per capire come fossero state cercate le tracce e le impronte lasciate nella stanza. Mesi dopo quella puntata, Guede ha ottenuto la possibilità di svolgere il tirocinio all’esterno in base all’articolo 21 dell’ordinamento carcerario.

Lei che, ad ogni puntata, prepara il suo “quaderno” in cui appunta di tutto:

È un solfeggio. Tre o quattro mesi per studiare a fondo le carte processuali, quindi la scrittura dei testi. Poi un lavoro ad alta voce: costruisco un’atmosfera. Ai critici faccio notare che dietro ogni puntata c’è un lavoro meticoloso. Ecco perché faccio poche puntate.

E ancora:

Io analizzo per mesi queste persone. Poi le ascolto. Impossibile non farsi un’idea. Ma se resto distante, dicono che sono di ghiaccio, se mostro un sentimento, dicono che faccio facile psicologia. Allora coltivo un distacco narrativo. Non permetto repliche delle trasmissioni per non riaprire vecchie ferite, ma non divento amica dei condannati che ospito, i quali mi daranno sempre del lei. E non dico che cosa penso di loro.

Infine, sul fatto che sia amatissima, ha dichiarato:

Sono felice che in rete ci siano i #leosiners, i fan che prendono le mie frasi e le fanno diventare virali. Il bipede sgualcito gira ancora oggi. Che dire? Forse in un mondo dove tutti parlano allo stesso modo, un linguaggio più curato e una trasmissione fatta inseguendo la qualità fa la differenza? Io però ancora non me lo spiego, così come non mi spiego perché sono un’icona gay. Certo, mi fa molto piacere che nel 2013 mi abbiano premiato come tale al Muccassassina. Ho anche ballato.