I finti giovani sono ovunque e sono pericolosi”. Con questo incipit, Fausto Brizzi ha presentato l’idea alla base del suo nuovo film Forever Young. Non è un mistero che il cinema di Brizzi sia stato plasmato dalla commedia all’italiana e dalle sue forme derivate e non risulta quindi strano che il regista abbia onorato questa eredità, ripercorrendo uno tra i fil rouge che hanno accompagnato la cinematografia italiana, la dilagante Sindrome di Peter Pan, talmente ricorrente da risultare quasi un’ossessione del Bel Paese.

La paura di diventare adulti è insita nella nostra natura e si sarà sicuramente insinuata nella mente di ciascuno di noi almeno una volta. Dai promettenti anni cinquanta ad oggi, i registi dei 7 film qui illustrati, hanno esorcizzato la loro paura del tempo che passa, portandola sul grande schermo:

1. I VITELLONI (1953) di Federico Fellini

Federico Fellini, alla sua opera seconda, sviluppa, con Ennio Flaiano, il ritratto di un gruppo di cinque giovani, senza ambizioni né voglia di lavorare, ambientato nella sua città natale, Rimini. Il titolo, che trae origine dal termine pescarese (idea di Flaiano) Vitello’ significa proprio giovane nullafacente. Alberto (Alberto Sordi) festaiolo infantile e Fausto (Franco Fabrizi) donnaiolo impenitente, diventano dei prototipi di Peter Pan italiano a cui la nostra cinematografia fa tuttora riferimento per rappresentare questa sindrome.

2. IL SORPASSO (1962) di Dino Risi

L’essenza dell’Italia in pieno boom economico è ben illustrata in questo film, considerato il capolavoro di Dino Risi. Estate 1962, lo studente universitario Roberto (Jean-Louis Trintignant) abbandona i libri per seguire Bruno (Vittorio Gassman), uno spaccone quarantenne, in una corsa spericolata verso la Toscana tra mare, incontri e manovre azzardate. La fascinazione di Roberto per il modo spericolato e intraprendente con cui Bruno sorvola la propria vita segnerà inevitabilmente il suo percorso verso una maturità svogliata così che i due giorni più belli della sua vita (cit.) lo porteranno ad un “sorpasso” avventato. L’eterno giovane Bruno non placherà la sua paura di crescere, Dino Risi lo lascia irrisolto come ce lo ha presentato, a rinnegare l’incontro con Roberto e con esso la possibilità di maturare.

3. FANTOZZI VA IN PENSIONE (1988) di Neri Parenti

Ironicamente amaro è il ritratto del ragionier Fantozzi (Paolo Villaggio), giunto finalmente alla tanto agognata ma noiosa pensione. Nel sesto capitolo narrante le gesta fantozziane, l’eterno impiegato si trova a doversi confrontare con il tempo libero e la più temuta conseguenza dell’età pensionistica, la forzata nullafacenza. Per combattere l’avanzare del tempo e l’apatia, il ragioniere proverà addirittura a mascherarsi da giovane per ottenere un lavoro riservato agli under 35. Gli estimatori della saga sanno bene che l’unica cura possibile all’astinenza da stress lavorativo e alla paura di invecchiare di Ugo Fantozzi è una dose ancor maggiore di ansia, da somministrare sotto forma di lavoro nero, presso la Megaditta.

4. COMPAGNI DI SCUOLA (1988) di Carlo Verdone

Rivisitazione all’italiana di Il grande Freddo, il film si basa su eventi reali accaduti a Carlo Verdone e Christian De Sica in una vera rimpatriata con amici del liceo. In questa commedia corale, travestita da reunion, i “finti giovani” sono presenti in molteplici declinazioni tra cui: Er Patata, professore di liceo in crisi di mezza età. che inganna il tempo con l’allieva-amante; il politico dedito a donne e vizi; e l’eterno innamorato della bella del liceo. Considerato tra i titoli più riusciti della filmografia di Verdone, Compagni di Scuola raduna tutti i possibili Peter Pan italiani e ce ne svela debolezze e virtù. Tornare virtualmente a scuola, seppur nel ricordo, sembra essere per il regista romano, una possibile soluzione per riuscire finalmente a crescere.

5. I LAUREATI (1995) di Leonardo Pieraccioni

Dalle rimpatriate liceali si passa all’università perpetua nell’opera prima di Leonardo Pieraccioni, che in I Laureati, sceglie di raccontare la vita inconcludente di quattro studenti fuori corso: Leonardo (Leonardo Pieraccioni), Rocco (Rocco Papaleo), Bruno (Gianmarco Tognazzi) e Pino (Massimo Ceccherini). Il regista toscano affronta in maniera divertente e scanzonata la totale inerzia dei protagonisti, per i quali nessun lavoro, ambizione o idea di famiglia rappresenta un valido incentivo per rimboccarsi le maniche e ritagliarsi un posto nel mondo. Il crollo emotivo del professore (Alessandro Haber), persona a loro vicina, scuoterà i quattro amici e segnerà il definitivo cambio di rotta.

6. L’ULTIMO BACIO (2001) di Gabriele Muccino

E’ il film che ha consacrato Gabriele Muccino al grande pubblico e gli ha permesso di farsi conoscere oltreoceano. In L’ultimo Bacio, il regista si impegna a sviscerare la crisi dei trent’anni analizzandola in ogni suo leggero sintomo o manifestazione febbrile. La serenità di Carlo (Stefano Accorsi) e Giulia (Giovanna Mezzogiorno), in attesa di un figlio, è incrinata dallo spuntare della giovane liceale Francesca di cui Carlo si invaghisce. Attorno alla coppia, gli amici sono tutti alla ricerca di un futuro libero dai doveri e le frustrazioni della vita adulta. Sembra quasi di riconoscere I Vitelloni di Federico Fellini nelle parole di Marco (Pierfrancesco Favino), Paolo (Claudio Santamaria), Adriano (Giorgio Pasotti) e Alberto (Marco Cocci) e nella loro voglia di fuggire via dalle responsabilità.

7. THE PILLS – Sempre meglio che lavorare (2016) di Luca Vecchi

A provare che c’è un Forever Young per ogni generazione e ogni fascia d’età, ci ha pensato il primo film dei The Pills, che porta sul grande schermo quel format fatto di caffè, fumo, critica della società e anti-posto fisso che ha avuto tanto successo online. Strizzando l’occhio al cinema di Muccino e ai film che hanno segnato la loro adolescenza, i tre attori-autori combattono la paura di invecchiare, attraversandola. L’unica idea chiara ai giovani-vecchi raccontati da queste star del Web è non voler emulare la generazione precedente, quella dei genitori che si sono arresi al posto fisso, e una vita che, se fatta di sveglie alle 7:30, non vale la pena di essere vissuta. Per i Pills, l’antidoto allo stato di immobilismo post-adolescenziale è fare di ciò che si ama un lavoro. Per Fausto Brizzi, invece, la soluzione è la famiglia. Chi avrà ragione? Ai prossimi film l’ardua sentenza.