È attesa per il 1 giugno l’uscita di Fiore, applauditissimo film italiano al Festival di Cannes, dove è stato presentato nella sezione della Quinzaine des Réalisateurs.

Il cineasta Claudio Giovannesi è qui alla sua quarta regia dopo aver realizzato dopo La casa sulle nuvole, il documentario Fratelli d’Italia e il più famoso Alì ha gli occhi azzurri.

A sostenere la pellicola uno dei più generosi attori del cinema italiano, ovvero Valerio Mastandrea, che nel film interpeta proprio il padre della protagonista di Fiore, Daphne Scoccia, che mantiene il suo nome anche nella finzione.

La storia è infatti è quella di una ragazza che, detenuta in un carcere minorile per rapina, si innamora di Josh, anche lui giovane rapinatore. Nella struttura maschi e femmine sono separati, e di fatto i contatti tra le due parti sono vietati: la relazione di Daphne e Josh vive allora solo di sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni attraverso le sbarre e lettere clandestine.

Il regista ha affermato che alla base del film ci sono due domande cui ha tentato di rispondere: “È possibile vivere l’adolescenza in un contesto carcerario? Preservare la grazia e l’innocenza pur essendo colpevoli davanti alle legge? Questa contraddizione è stata l’origine del lavoro, il paradosso di due adolescenti che vivono la forza del primo amore in un luogo dove l’amore è vietato.”

Pellicola che trae molti elementi stilistici dal documentario, quale per esempio l’uso di molti attori non professionisti, Fiore è un’opera, stando alle parole del cinesta, basata “sull’incontro con la realtà e successivamente sulla sua trasformazione in drammaturgia e racconto per immagini, con l’obiettivo di realizzare un film con il massimo grado di verosimiglianza possibile.”

Vero e proprio inno all’amore ribelle che sfida ogni ordine costituito, la morale che viene rappresentata in Fiore “non è più quella della legge, ma è quella anarchica dei sentimenti e le regole del carcere e i divieti dei poliziotti sono gli ostacoli da superare per vivere i sentimenti della propria adolescenza.”

Sono due le clip promozionali che sono state pubblicate a supporto del film.

Nella prima “Baci e bolle” Daphne e Josh, pur separati dalle sbarre, si lanciano in un bacio appassionato davanti a tutti che scatena la gioia delle altre detenute. Poi i due tentano di superare la distanza in qualche modo servendosi delle bolle di sapone.

Nell’altra “Primo colloquio” assistiamo a tutto l’imbarazzo che può esserci durante una visita di un genitore alla figlia in un carcere, sopratutto se il primo ha appena risolto tutti i guai con la giustizia e li vede riflessi nella ragazza.