Shame”, la pellicola firmata dall’artista visuale Steve McQueen, presentato alla ultima manifestazione cinematografica del lido veneziano, sta per uscire nelle sale cinematografiche italiane.

L’autore di un altro film a tinte forti come fu, ad esempio “Hungher”, ha dichiarato che anche la sua nuova opera cinematografica, che come tema centrale ha l’ossessione per il sesso, parli di politica.

Più precisamente nella sequenza in cui il protagonista riceve la visita di sua sorella, la quale, prima del drammatico epilogo della vicenda, si rivolge a lui con le parole «non siamo cattivi, veniamo solo da un brutto posto».

La storia racconta la vita del trentenne Brandon, interpretato dall’attore feticcio di McQueen, Michael Fassbender, che nell’assoluta emancipazione della New York del ventunesimo secolo, vive prigioniero di una ossessione a cui può dare libero sfogo tra incontri con prostitute rintracciate tramite la rete e atti di onanismo perpetrati durante l’intero arco della giornata.

L’arrivo della sorella, interpretata dall’attrice Carey Mulligan, romperà la fredda routine di un uomo per il quale l’assoluta libertà odierna significa anche vivere nella gabbia della dipendenza sessuale.

Le parole del regista chiariscono quanto un film come “Shame” abbia il sapore della denuncia politica quanto “Hungher”, seppure nel primo ci sia «un uomo troppo libero» e nel secondo «un uomo prigioniero», in un’analoga gabbia: la società.