“Le strade erano buie di un buio che va oltre la notte”: è in questa frase del romanziere Raymond Chandler che si trova l’essenza dei film noir, le opere oscure, sinistre e spaventose che tanto colpirono i critici francesi quando nel 1946 cominciarono a vedere i film americani che non avevano potuto guardare a causa della guerra. Eppure il noir non è un genere cinematografico definito da ambientazioni e personaggi, ma da tono e atmosfera: corruzione, fatalismo, disperazione connotano convenzionalmente le pellicole americane fra gli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta, ma esistono anche noir non americani come Il terzo uomo o Lo spione. I puristi di questo straordinario filone, che attinge ai film criminali degli anni Trenta e ai film sulla malavita dell’espressionismo tedesco, lo collocano fra Il mistero del falco (1941) e L’infernale Quinlan (1958).

Film noir, le caratteristiche

La maggioranza delle scene nei noir ha una ambientazione notturna: lampade basse, tende tirate e abat-jour accesi danno vita a bianchi e neri violenti, mentre lo spazio è continuamente frammentato da lame di luce. Le linee oblique e quelle verticali predominano su quelle orizzontali; il risultato sono immagini instabili e personaggi inquieti in un’atmosfera teatrale. La città è protagonista quanto i personaggi e incombe fatalmente su questi che strisciano, corrono, vengono inghiottiti dal buio di cortili e scale. L’acqua è un elemento ricorrente: le strade deserte rilucono di pioggia e moli e pontili sono location di incontri fra personaggi e scene drammatiche. La tensione prevale sull’azione, il romanticismo può essere presente, ma nella sua accezione patetica e disperata. Gli eroi tentano di vivere alla giornata, bloccati dalla paura di guardare al futuro: nel tempo investigatori privati e lupi solitari lasciano il passo alla corruzione politica e, infine, a killer psicotici. I finali? Il più delle volte sono tragici.

Poi, con l’ascesa di Eisenhower e McCarthy, gli americani dimostrarono di voler ambire a una normalità borghese che confinava il crimine nelle periferie; l’uso del colore uccise l’estetica noir e il filone tramontò fino alla nascita di un neo-noir, ibrido e dai confini indistinti. Tra i film noir recenti è possibile annoverare per esempio Basic Instinct, Seven, Memento.

Film noir cult

Il mistero del falco (1941). Definito dal critico cinematografico James Agee come il “miglior melodramma poliziesco di tutti i tempi”, il debutto alla regista di John Huston è sceneggiato a partire dell’omonimo romanzo di Dashiell Hammett. Quando la bella miss Wonderly (Mary Astor) si presenta nell’ufficio del detective Sam Spade (Humphrey Bogart) incaricandolo di aiutare sua sorella a liberarsi di un ragazzo molesto, Floyd Thrusby, diventa subito chiaro che qualcosa non quadra. La storia si complica quando, un colpo di scena dietro l’altro, i protagonisti si mettono sulle tracce di una preziosa statuetta nera raffigurante un falco.

La scala a chiocciola (1945). Un efferato omicidio ci viene mostrato attraverso gli occhi dell’assassinio, mentre al piano di sotto una giovane donna guarda commossa un film muto. Nella tenuta della famiglia Warren regna la paura: qualcuno cerca di attentare alla vita della bella Elena (Dorothy Mcguire) che ha perso la parola a seguito dell’incendio in cui sono morti i suoi genitori. Per questo, la ragazza viene affidata al dottor Parry (Kent Smith) perché vegli su di lei. Intanto, però, gli omicidi si susseguono in una spirale voyeuristica resa magistralmente dal regista Robert Siodmak.

Vertigine (1944). Marco McPherson (Dana Andrews) indaga sull’omicidio della bella Laura Brent (Gene Tierney) trovata senza vita nel suo appartamento di New York: in realtà il cadavere sfigurato è quello di una modella e Laura, una volta ricomparsa, diventa la principale indiziata. Oscar per la colonna sonora, il film di Otto Preminger diventa un classico grazie alla sua atmosfera morbosa e onirica e al perfetto intreccio di flashback.

Il grande sonno (1946). Nel film di Howard Hawks, la bellissima Lauren Bacall è Vivian, la figlia maggiore del generale Sternwood. A indagare su di lei e sulla scapestrata sorella Carmen (Martha Vickers) è l’investigatore privato Philip Marlowe (Humphrey Bogart). Mente acuta, istinto infallibile, Marlowe si muove fra bugie, omicidi e un’atmosfera soffocante di complotto e seduzione. Il grande erotismo e l’ironia ne fanno una vetta del cinema nero.

Gilda (1946). “La odiavo talmente che non riuscivo a dimenticarla nemmeno per un minuto”. Lei è Gilda, il personaggio che ha regalato a Rita Hayworth un posto nell’immaginario collettivo come esempio di seducente femme fatale, tanto che l’attrice ha sempre dichiarato che tutti i suoi compagni si erano innamorati di Gilda per poi svegliarsi delusi accanto a Rita. Nel film di Charles Vidor l’attrice newyorkese interpreta la moglie del boss Ballin Mundson (George Macredy), proprietario di una casa di gioco a Buenos Aires. Il baro di professione Johnny Farrell (Glenn Ford) diventa il braccio destro del malavitoso, ma le cose si complicano quando scopre che sua moglie è proprio la donna che per anni non è riuscito a dimenticare.

Viale del tramonto (1950). “Io sono sempre grande. È il cinema che è diventato piccolo”, così una irraggiungibile Gloria Swanson interpreta Norma Desmond, diva del muto ormai dimenticata, in quello che David Lynch ha definito uno dei suoi cinque film preferiti. L’incipit scelto dal regista Billy Wilder è folgorante: un morto racconta la sua storia. Il corpo che va alla deriva nella piscina della villa sul Sunset Boulevard è quello dello scrittore fallito Joe Gillis (William Holden), incaricato dalla Desmond di ritoccare la sceneggiatura che segnerà il ritorno della diva sul grande schermo.

L’infernale Quinlan (1958). A Los Robles, una cittadina di frontiera fra Messico e Taxas, la limousine di un ricco imprenditore salta in aria. Testimone dell’attentato è Vargas (Charlton Heston), agente della narcotici in luna di miele nel paese. Vargas si offre di aiutare lo sceriffo incaricato delle indagini Hank Quinlan (Orson Welles, regista del film), ma ben presto si accorge che i suoi metodi sono discutibili.

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