A distanza di circa tre anni dal suo primo album, Le cose belle, Filippo Graziani ci regala la sua opera seconda, Sala Giochi. L’artista, Targa Tengo per la Migliore Opera Prima al Festival di Sanremo 2014, ha così pubblicato un album di undici tracce inedite, all’interno del quale sono compresi anche i singoli Credi in me (uscito a novembre 2016) ed Esplodere (uscito a maggio 2017).

Sala Giochi (etichetta Farn Music/Universal Music) è disponibile in supporto fisico e in versione digitale a partire da venerdì 16 giugno. La versione digitale può essere acquistata e scaricata sui principali store online, come iTunes.

In quest’opera seconda Filippo Graziani dimostra, da un punto di vista dello stile e della composizione, di aver compiuto un grande passo avanti rispetto al disco precedente. Sala Giochi è un album i cui brani vengono impreziositi di suoni provenienti dagli anni Ottanta (suoni della musica, dei film ma anche dei giochi che Graziani stesso ha amato) ma che nelle tematiche percorse è strettamente attuale. In molti brani, il cantautore si rivolge ai più giovani e alle generazioni che si stanno ritrovando in un mondo e in un momento storico in cui tutto aiuta a perdersi e niente a trovarsi o a ritrovarsi. In questo senso, brani come Il Mondo che Verrà, Metterci Vita o Dov’è il mio Posto rappresentano, sin dai titoli, una sorta di mantra per infondere coraggio a chi vive tempi di “psicosi collettiva”.

Il brano Appartiene a te rappresenta invece, in parte, una dedica che Filippo Graziani ha voluto fare ai proprio genitori. A mamma Anna e a papà Ivan, grande e compianto artista del passato da cui Filippo ha senz’altro ereditato la cifra stilistica e il suo modo di suonare la chitarra.

Noi di Leonardo.it abbiamo avuto l’occasione di scambiare due chiacchiere con Filippo Graziani in occasione della presentazione in anteprima del suo disco Sala Giochi. Ecco cosa ci ha raccontato…

filippo graziani sala giochi

Copertina dell’album Sala Giochi di Filippo Graziani

Ciao Filippo, Sala Giochi è il tuo secondo disco. Il primo, Le Cose Belle, è del 2014. Come si è evoluto il tuo stile in questi anni? Cosa troviamo di nuovo oggi?

Da Le Cose Belle ho preso una piccola parte di produzione, ossia quella più impostata sull’elettronica, e in Sala Giochi l’ho trasformata e l’ho portata a compimento. È una soddisfazione quando riesci a mettere insieme tutti i tasselli e questo è senz’altro l’aspetto più rilevante rispetto all’album del 2014“.

In Sala Giochi coniughi suoni anni Ottanta (anni in cui sei stato bambino) e tematiche strettamente attuali, come la difficoltà sempre più crescente di riuscire a trovare il proprio posto nel mondo. Ci racconti com’è nato questo intreccio?

Quello che mi piaceva era il ritorno all’idea cognitiva della fanciullezza, della giovinezza… Perché quando sei bambino non hai le indecisioni, non sei ‘sporcato’ dalla società e dall’idea di te stesso nella società, dall’idea del bene, dall’idea del male… Quindi sei fondamentalmente te stesso, sei ‘spietato’ senza essere cattivo e non sei ancora corrotto dall’idea di dover piacere per forza“.

Non hai espresso un parere positivo sui social network però non possiamo negare il fatto che i social, oggi, siano molto importanti nella carriera di un artista… Tu come vivi questa situazione?

Ci provo in tutti i modi a vivere i social, anche perché credo che ormai facciano parte del lavoro. Lo devi fare perché è giusto così, perché è un modo per fare promozione a te stesso. Però da qui a dire che io, quando mi siedo a tavola per mangiare, la prima cosa che faccio è scattare una foto al piatto… direi no! Cerco di rispondere ai fans, questo sì, nella maniera più limpida possibile, anche se spesso ti scrivono cose a cui non sai davvero come replicare“.

Hai già delle date in programma per quest’estate? Quando e dove potremo venire a vederti suonare dal vivo?

Abbiamo già in programma delle date in tutta Italia e appena esce il disco le pubblicizzeremo. Saremo in giro quest’estate“.