Il castello, Materia oscura, Il treno va a Mosca, Lo Stato della Follia: sono solo alcuni titoli, ma si potrebbero citare tanti altri documentari italiani che negli ultimi anni hanno contribuito a ridare linfa a un genere cinematografico che purtroppo gode di scarsa visibilità.

Per questo motivo siamo davvero felici di segnalare la presentazione fuori concorso al Festival di Venezia 2014 di La zuppa del demonio, ultimo film di Davide Ferrario, il quale è già stato protagonista del “cinema del reale” con il discretamente famoso La strada di Levi.

Ferrario, che è anche regista di Tutta colpa di Giuda, Tutti giù per terra e La luna su Torino, per il suo ultimo lavoro è partito da un’espressione utilizzata da Dino Buzzati per descrivere le lavorazioni nell’altoforno nel commento al documentario industriale del 1964 Il pianeta acciaio.

Proprio a partire da questa fonte – i film promozionali delle aziende del settore – e grazie alla testimonianza di intellettuali come Pasolini, Gadda, Olmi, Bianciardi, Calvino e Marinetti, il film ripercorre con un montaggio di materiale d’archivio le sorti dell’economia italiana.

L’idea utopica che il progresso tecnologico avrebbe portato al miglioramento delle condizioni di vita (cosa che in effetti avvenne negli anni del miracolo economico) viene analizzata, recuperata e messa a confronto con la situazione dei nostri giorni: non con spirito nostalgico o polemico, ma per comprendere lo slancio verso il futuro dei nostri genitori e le conseguenze del loro atteggiamento nel nostro presente.

Photo credit: Centro Storico e Museo Fiat