La spedizione italiana al Festival di Venezia di quest’anno include il nome di un regista di grande talento che non si sentiva nel settore da un certo lasso di tempo: stiamo parlando di Saverio Costanzo, figlio del presentatore Maurizio, e autore di film come Private, In memoria di me e La solitudine dei numeri primi.

Il giovane autore, che accompagna a Venezia Gabriele Salvatores (Italy in a Day), Mario Martone (Il giovane favoloso), Edoardo De Angelis (Perez), presenta un’opera in cui si dibatte di una questione tanto attuale quanto eccentrica, quella dei bambini indaco.

Concetto che ha incontrato molta fortuna negli ultimi anni nell’ambito della filosofia New Age, allude a una sorta di profezia secondo la quale alcuni bambini della prossima generazione sarebbero speciali dotati di grande empatia, curiosità, forza di volontà, intelligenti, intuivi, anti-autoritari e con una grande inclinazione spirituale. Molte caratteristiche possono essere attribuite a coloro che soffrono di deficit d’attenzione, dislessia, iperattività, e per questo motivo il concetto è osteggiato dalla comunità scientifica come una possibile illusione diagnostica potenzialmente molto pericolosa.

Nel film in concorso, il cui cast comprende Alba Rohrwacher (Le meraviglie) e Adam Driver, lei è Mina, e lui è Jude. I due si incontrano a New York, si innamorano, si sposano, fino a che il loro matrimonio non si concretizza in un figlio. Questi viene riconosciuto da una guida spirituale come un bambino indaco, cosa che porta Mina a sviluppare nei suoi confronti cure morbose e parossistiche, mettendo in pericolo la sua salute.

Tra moglie e marito inizia così uno scontro che avrà delle conseguenze drammatiche.

Foto credit: 01 Distribution