Mancano ormai poche settimane all’inizio della sessantacinquesima edizione del Festival di Sanremo e proprio in questa occasione Leonardo.it è riuscito ad intervistare una giovanissima cantante in gara tra le otto Nuove Proposte. Lei è Chanty, all’anagrafe Chantal Saroldi, una giovanissima cantautrice di 22 anni originaria della Tanzania, dove ha vissuto fino all’età di dieci anni, ma è una vera e propria cittadina del mondo: prima di arrivare a Savona nel 2002 ha vissuto anche in Taiwan e ha studiato canto jazz tra il Conservatorio di Cuneo e la Berkley College of Music di Boston.

Ai Leonardo.it ha raccontato il suo percorso, com’è nata questa passione per la musica che l’ha portata a presentarsi – quest’anno, per la prima volta – alle selezioni di Area Sanremo dove, scelta tra più di quattrocento giovani, Chanty è riuscita ad arrivare tra i finalisti guadagnandosi un posto tra gli otto cantanti delle Nuove Proposte del Festival. A questo proposito racconta le sue emozioni, il suo primo pensiero passatole in mente nel momento in cui ha scoperto la grande sorpresa.

Al Festival di Sanremo Chanty porterà sul palco dell’Ariston il brano “Ritornerai”: un pezzo, dice, “nato con piano e voce” e inizialmente anche in inglese, che parla di un amore, “ma non visto in modo cliché, dal punto di vista di un amante che sa di aver sbagliato quello che sta facendo ma è un po’ intrappolato in questo rapporto”. Una musica che prende spunto soprattutto da Billie Holiday “Io la identifico come un po’ quello che deve fare una cantante: comunicare al di là di ogni cosa”. Perché per Chanty la finalità di una canzone, della musica, “è la comunicazione” e grazie a queste influenze – tra cui anche Sam Smith, Amy Winehouse, Frank Ocean e FKA twigs – “sto cercando di curare il suono e di rendere questo mio animo un po’ old style e vintage molto più moderno e comunicativo”.

Un’esperienza, quella sanremese, volta soprattutto a farsi conoscere, “non vedo l’ora di cantare, non vedo l’ora di far sentire quello a cui sto lavorando”. Ma se arrivasse la vittoria la dedica sarebbe rivolta al padre: “il mio più grande sostenitore, la persona che quando ho dovuto scegliere – dopo il liceo – se fare musica o no, mi ha detto che è importante fare un lavoro che amiamo”. A tutti i giovani ragazzi come lei che oggi cercano di farsi un nome e far conoscere la propria musica raccomanda di “suonare tanto, fare tanti live e studiare” questo perché “la musica non è soltanto fama, non è solo essere conosciuti, può anche essere un altro lavoro.” Per questo motivo è importante “non associare la musica alla fama ma capire innanzitutto chi si è, cosa si vuole fare e metterlo nella propria musica, avere qualcosa da dire”.

Foto: ufficio stampa, Erminando Aliaj