La sessantacinquesima edizione del Festival di Sanremo sta ormai per cominciare e moltissimi artisti sono pronti a presentare i propri capolavori al pubblico italiano. Proprio in questa occasione Leonardo.it ha avuto l’opportunità d’intervistare un cantante in gara tra le otto Nuove Proposte: Enrico Nigiotti.

Giovane cantante livornese, Enrico è già un volto noto per motli italiani: questo perché ha partecipato alla nona edizione del talent “Amici di Maria de Filippi”. Sul palco dell’Ariston porterà un brano molto fresco e leggero, “Qualcosa da decidere” e per questo racconta com’è nato, ma anche cos’ha provato nel momento in cui ha scoperto di essere tra le otto nuove proposte e ancora i progetti futuri che andranno in porto dopo il Festival di Sanremo.

Cos’hai provato nel momento in cui Carlo Conti ha detto il tuo nome tra le otto nuove proposte?

Più che una sorpresa, diciamo, è stata una grande emozione. Io sono una persona abbastanza positiva e quindi un pochino me l’aspettavo solo che finché passavano i nomi, erano otto, e il mio l’hanno detto tra uno degli ultimi. Quindi più passavano i nomi più ero impaurito. Però appena ha detto il mio nome è stata un’emozione più che di sorpresa di sollievo e dire ‘ce l’ho fatta, menomale!’”

Sul palco dell’Ariston porterai “Qualcosa da decidere”, un brano molto fresco, leggero e spensierato: spiegaci un po’ com’è nato.

È un brano che è nato così per gioco, in realtà, come divertimento. Ho pensato di parlare dell’incontro, però non di quello visto in maniera ‘pesante’: di amore ne parlano già tutti. Quindi volevo parlare di qualcosa che viene prima dell’amore, la prima uscita, con tutti gli atteggiamenti semplici, ma non banali e comuni: anche la scelta del vestito, dove magari sei più carino, e ancora il locale dove puoi andare a divertirti con questa ragazza e comunque sia parlarci meglio e l’imbarazzo che c’è anche all’inizio. Quindi questa canzone è un po’ il quadro dell’incontro, della prima uscita, dove può essere poi una notte, una settimana, può anche esserci niente o invece tutta la vita: tutti sono partiti dalla prima uscita e tutti partiamo da qualcosa da decidere.

Quando hai iniziato a scrivere i tuoi primi brani e, nel corso degli anni, c’è qualche artista in particolare da cui hai preso ispirazione?

Io nasco come chitarrista quindi ho subito cominciato ad ascoltare la musica blues. Poi verso i diciotto, diciannove anni un mio amico mi fece ascoltare Luigi Tenco e da lì mi sono innamorato della musica italiana. Quindi ho cominciato ad ascoltare anche De Andrè, De Gregori insomma un po’ tutti i miti, i classici, e da lì ho preso ispirazione ma più che a livello stilistico molto sulla voglia di fare musica in italiano. Perché di solito chiunque parte sempre a scrivere delle bozze in inglese, un po’ perché la lingua è molto più musicale e un po’ perché alla fine ti vergogni a mostrarti: questo perché quando scrivi qualcosa di tuo in una canzone è un po’ come se ti facessi vedere nudo da degli sconosciuti, perché parli un po’ di te. E quindi mi è venuto voglia di scrivere grazie a loro, i miti della musica, ma non tanto per imitarli quanto per trovare il coraggio per scrivere anche io le mie cose: anch’io ho delle cose da dire e allora le scrivo.

Secondo te, da una tua esperienza, quanto può essere difficile essere cantautori e riuscire a farsi conoscere in un panorama musicale come quello italiano?

In realtà se dici a me cantautore pesa un po’, come definizione, proprio per i miei ispiratori, tra virgolette. Io sono più un compositore, scompongo le canzoni, sia il testo che la musica: quindi la parola compositore mi sembra la definizione più leggera e con cui mi trovo meglio. Però in realtà io penso che quello a cui punto a fare io è riuscire a far combaciare l’istinto con cui scrivi la canzone – con i primi accordi e le prime melodie – alla lucidità di riuscire a trovare anche il continuo, quindi unire qualità a orecchiabilità. Ad esempio la canzone che porto a Sanremo è un brano leggero – di solito a Sanremo ci sono canzoni tristi o canzoni che ti fanno pensare – io penso di aver scelto quello giusto dell’album, che poi uscirà la settimana di Sanremo. Qui ho anche altri brani, sa quelli più pesanti o più attivi a livello anche sociale, di un amore che finisce male, di svariati argomenti perché comunque sia è un album che parla di me, di quello che ho vissuto: però il brano che porto al Festival è quello giusto perché è semplicemente un brano divertente, leggero, orecchiabile, molto radiofonico e ritmato. Ma soprattutto in un momento del genere dove siamo attaccati da ogni cosa e dato che la maggior parte delle notizie che sentiamo sono negative io penso che una canzone più che farti riflettere debba farti divertire o quantomeno riposare e svagare un attimo.

Cosa ti aspetti da questa esperienza sanremese? E se vincessi?

“Io spero di riuscire a cantar bene il mio brano, a far arrivare le emozioni, il divertimento, riuscire a far incuriosire le persone per far sì che comprino il mio album e comincino a scoprire il mio mondo. Quindi se vincere vuol dire anche quello, ancora meglio, ma penso mi basti andare lì e cantare anche solo una volta la mia canzone però con l’intensità con cui voglio arrivare e sarei a posto: il mio obiettivo è convincere le persone a comprare il mio disco perché ne vale la pena.

C’è qualcuno in particolare nella categoria dei Big per cui farai il tifo e con cui, magari, ti piacerebbe nascesse una collaborazione?

A livello di voce, come cantante, a me piace molto Annalisa, che penso sia davvero bravissima. Uno che mi piace tantissimo e di cui ho avuto la fortuna di ascoltare il pezzo – perché abbiamo lo stesso produttore e siamo sotto la stessa casa discografica, la Universal – è Nesli che, non so, spero in futuro spero di poter fare qualcosa insieme a livello di composizione, perché lui è molto bravo con le parole. Io vedo molte immagini nei suoi testi e la canzone che porterà a Sanremo è bellissima: quindi spero magari, in un futuro chissà, di poter collaborare in qualche modo e di scrivere insieme, mi farebbe piacere. Magari dargli una musica e mettere le sue parole e sperimentare. Ecco, se dovessi scegliere una persona con la quale sperimentare sceglierei lui.

Tra gli altri nomi presenti nelle nuove proposte, invece, c’è qualcuno in particolare che ti incuriosisce?

In realtà siamo tutti un po’ di versi e non è che abbia ascoltato i brani degli altri perché sono più concentrato sulla mia strada e quindi non mi guardo attorno. Però sicuramente sono tutti validi, ci sono cantautori e le cantanti sono bravissime, cantano tutte molto bene. Quindi secondo me sarà divertente e poi sono tutti ragazzi bravi, simpatici e secondo me ci divertiremo. Ho avuto modo di conoscerli anche durante la diretta su Radio 2 con Carlo Conti e abbiamo fatto tutti amicizia: tra di noi non c’è nessun astio perché siamo tutti ragazzi che fondamentalmente pensano al proprio brano e a fare la propria esibizione. Perché poi alla fine, parlo per me, si tratta di esibirmi e di promuovermi e quindi non penso tanto agli altri guardando chi corre più veloce o è più lento: non voglio sorpassare nessuno, io voglio arrivare dritto al pubblico e vendere il mio disco.

Sono moltissimi i cantanti che oggi cercano di farsi conoscere e trovare il successo attraverso i talent: tu che hai vissuto in prima persona questa esperienza con Amici pensi che possa risultare in qualche modo utile per una carriera promettente?

Io penso che, oggi come oggi, il meccanismo più forte per farsi conoscere sia il talent, ossia la televisione. Dato che non esistono più i pub dove vengono a scovarti i produttori, o quantomeno è diventato molto raro, il talent è la risposta ai pub degli anni ’60 dove si scopriva Renato Zero e altri personaggi. Oggi il talent è un formato di promozione enorme dove tu vai se riesci a entrare, perché poi stiamo parlando di selezioni, non è che uno dice ‘io domani vado a fare un talent’ e ci entri, così. Se vai a fare un talent devi fare anche molti provini e ci sono migliaia di ragazzi, non si è in dieci, quindi non è una cosa semplice. E se entri poi devi rimanere, devi sottostare a tante regole: io, ad esempio, ho un carattere molto istintivo e anche un po’ ribelle quindi mi sono auto eliminato e mi sono giocato questa possibilità. Però io penso che sia un meccanismo molto utile per chi vuole farsi conoscere. Prima noi che uscivamo da un talent eravamo tutti molto etichettati, adesso che la maggior parte delle persone ha partecipato – ad esempio vedi nei Big ce ne sono cinque o sei che sono usciti dal talent – è diventata una cosa moderna, quindi la gente l’ha metabolizzata e spero, credo, che ci siano meno critiche. Anche perché lo trovo stupido, nessuno che ha partecipato ad un talent è un ‘assassino’: io critico e giudico chi sbaglia qualcosa o chi fa del male a una persona. Nessuno di noi ha fatto male a qualcuno, nessuno se partecipa a un talent fa male a qualcuno. Se arriva il successo è dovuto dall’interesse che hanno le persone e non ci vedo niente di sbagliato. Poi se un artista decide, per propri motivi, di non partecipare a un talent perché lo reputa in un certo modo è giustissimo, perché ognuno deve avere la propria opinione, però non ci si può permettere di giudicare quando una persona fa una scelta.

Dopo Sanremo, come hai detto, uscirà il tuo album: c’è qualcos’altro in programma, magari un tour?

L’album uscirà appunto nella settimana di Sanremo, quindi ci sarà la sua promozione e avrei anche una grossa notizia che non posso ancora dire, ma spero lo farò a breve: è una cosa molto grossa che andrò a fare. Ci sarà sicuramente anche un tour ed è proprio lì che ci sarà una notizia grossa.

Enrico Nigiotti

Enrico Nigiotti – Foto ufficio stampa, Chiara Mirelli

Foto: ufficio stampa, Chiara Mirelli