Non potevano cominciare meglio le giornate del Festival di Locarno, vista la presenza di Michael Cimino, primo grande ospite di una rassegna in continua crescita di gradimento e di qualità. In una Piazza Grande bagnata da una nutrita folla di cinefili e addetti ai lavori ad accoglierlo, il regista, sceneggiatore e produttore ha ricevuto il Pardo d’onore. La premiazione è stata seguita da una doppia proiezione: prima del film francese “Floride” e, poi, finalmente, con “Il cacciatore (The Deer Hunter)”, considerato uno dei 100 film più belli della storia del cinema statunitense e planetario.

Applausi a scena aperta per la pellicola che ricevette nove nomination agli Oscar, e durante la cerimonia dei premi del 1979  se ne aggiudicò cinque, tra i quali quello per il miglior film dell’anno. Al di là delle statuette e dei premi in generale, “Il cacciatore” insieme a quell’altro capolavoro che è “Apocalypse Now”, fu in grado in quel 1979 ormai lontano dall’epocale conflitto americano in Vietnam, di ragionare retrospettivamente sui drammi di una guerra insensata e dolente e sulla tragicità universale della guerra come fattore più disumano che l’uomo possa concepire.

Onore a un festival da sempre eccellente come quello di Locarno e alla scelta intelligente di tributare un riconoscimento a un grande autore purtroppo dimenticato del cinema americano. Ma Cimino, classe 1939, non si è limitato a ricevere il premio e a fare passerelle, anzi, ha voluto subito interagire col pubblico parlando di guerra e di cinema:

“Sono sempre i vecchi coi capelli bianchi che fanno questa scelta folle e i giovani ne pagano le conseguenze. Sono stufo. Ogni film che parli di questo tema per essere bello deve essere automaticamente contrario alla guerra, perché è impossibile non vedere la follia e rigettarla. È tempo di smetterla e i giovani devono rifiutarsi, come durante il Vietnam, dire basta, dire che non moriranno più per loro”.

L’autore, non prolificissimo ma che ha saputo distillare cinema con i “I cancelli del cielo”, “Una calibro 20 per lo specialista”, “L’anno del dragone”, ha intrattenuto la platea parlando dei suoi esordi in campo cinematografico e di come sia cambiato il cinema americano negli ultimi anni, lasciando tutti con la speranza che l’enorme marea di appunti e bozze di sceneggiature raccolta in questi anni possa trasformarsi in un nuovo film.