È sbarcato ieri al Festival di Cannes il primo dei cineasti della spedizione italiana, Marco Bellocchio, che ha presentato fuori concorso il suo ultimo film Fai bei sogni.

La pellicola con Valerio Mastandrea e Berenice Bejo ha aperto la sezione della Quinzaine des Realisateurs, ma il regista non ha voluto essere in gara. In merito ha dichiarato di avere un’opinione simile a quella di Woody Allen, che non ha mai amato la competizione, ritenendola inutile: “Certamente portare il film qui in una sezione che non è concorso mi rilassa”.

Ci sono stati però ben dieci minuti di applausi al termine della proiezione del film – per quanto gli applausometri festivalieri non siano mai accurati – e di sicuro quella che il Festival di Cannes ha riservato a Bellocchio e alla sua ultima opera è stata un’ottima accoglienza.

Fai bei sogni aveva catturato l’attenzione della stampa italiana sin dal suo annuncio grazie alle sue origine letteraria: la pellicola è infatti liberamente tratta dall’omonimo bestseller semiautobiografico del romanziere e giornalista Massimo Gramellini. Un connubio decisamente inusuale, ma che da quanto si legge dalle prime recensioni degli inviati al Festival di Cannes pare aver funzionato.

Il film è incentrato sul rapporto di un bambino con la madre: i due sono molto uniti, la loro è un’evidente storia d’amore, pur con qualche ombra che a volte offusca il volto della donna. Ma all’improvviso, quando il figlio ha solo 9 anni, la genitrice scompare. Il protagonista non riesce a capacitarsi di ciò, e il suo è il dolore di una perdita infinita cui il padre – uomo poco comprensivo – non è capace di porre rimedio.

In conferenza stampa è stato rilevato quanto possa sembrare simbolico e significativo il tema di Fai bei sogni, se lo si confronta con il leggendario debutto di Bellocchio. È il regista stesso ad ammettere la consapevolezza di un percorso: “Da I pugni in tasca in cui ammazzavo mia madre sono arrivato adesso a ricordarla e rimpiangerla”.