Il concorso principale del Festival di Cannes 2015 si chiuderà ufficialmente nella giornata di domani, con la proiezione del MacBeth con protagonisti Michael Fassbender e Marion Cotillard, ma le ultime due pellicole presentate hanno gettato una certa aria di pessimismo tra la stampa.

Hanno deluso le aspettative sia Valley of Love, l’ultimo film francese su cinque nella categoria maggiore, che Chronic, prima opera in lingua inglese del messicano Michel Franco.

Non sono bastate due grandi mattatori del cinema d’oltralpe come Gérard Depardieu e Isabelle Huppert per far entusiasmare i critici che hanno assistito a Valley of Love di Guillaume Nicloux.

La coppia interpreta una sorta di versione metacinematografica di se stessi, dato che nel film sono due attori un tempo sposati che affrontano un viaggio nella Death Valley sulle tracce degli ultimi luoghi in cui è vissuto il figlio, che si è suicidato mesi prima.

Peter Bradshaw del Guardian ha descritto efficacemente in sintesi il progetto come “una premessa high-concept molto artificiosa che forse inevitabilmente non conduce da nessuna parte”. La pellicola alterna momenti di stanca a buone intuizioni ma “non segue davvero le sue stesse idee, che si tratti della relazione dell’anziana coppia e delle possibili apparizione sovrannaturali” del rimosso dei due.

Ancora meno interessante Chronic, il film con protagonista Tim Roth, il quale veste i panni di un infermiere che assiste malati terminali o affetti da gravi e debilitanti malattie, un lavoro che lo ha reso impermeabile alle emozioni.

Rigoroso ai limiti dell’afasia, in questo vicino ad Amour di Michael Haneke ma senza gli stessi effetti devastanti, il film, nonostante le descrizioni che si leggono in giro siano molto concordi, ha generato opinioni divergenti: la stampa inglese sembra avere apprezzato una pellicola lenta, che domanda molto allo spettatore, mentre quella italiana ha visto nello stile esibito dal cineasta messicano un eccesso di pretestuosità.

In Un Certain Regard si è poi avuto modo di vedere il film del quarto italiano a Cannes 2015, Roberto Minervini, che ha portato il documentario Louisiana – The Other Side. Dopo il premiata Stop the Pounding Heart il regista trapiantato negli Stati Uniti continua la sua opera di osservazione del sottobosco americano, seguendo da vicini una coppia di tossicodipendenti e un gruppo paramilitare.

Anche in questo caso c’è chi ha apprezzato la capacità di immersione nella materia e la bellezza delle immagini di Minervini, ma alcuni critici hanno rilevato uno sguardo quasi pornografico che si compiace di mostrare la sofferenza e il degrado dei protagonisti senza empatia, arrivando persino a deriderli.