Primo tonfo, e molto pesante, al Festival di Cannes 2015, da parte di uno dei beniamini di una certa cinefilia più “indie”. Si tratta di quello di Gus Van Sant, regista di classici come Elephant e Drugstore Cowboys, che ha portato in concorso The Sea of Trees.

A onor del vero lo steso cineasta aveva definito l’opera come una delle più commerciali della sua produzione, insieme a Will Hunting – Genio ribelle e Milk, eppure la maggior parte dei giornalisti non erano preparati a un simile disastro, stando alle prime critiche. Indiewire per esempio titolo la propria recensione in modo semplice e terribile: “The Sea of Trees è il peggior film di Gus Van Sant”. Non sarebbe bastato neanche Matthew McConaughey, attore la cui rinascita è stata celebrata a più riprese ma che qui è sembrato al massimo del manierismo.

Scrive Eric Kohn: “Neanche McConaughey può sostenere la sdolcinata, amatoriale storia che si scava una fossa sempre più profonda man mano che procede. I due talenti riconosciuti di attore e regista servono solo a rendere macroscopiche le molte mosse false fatte nel corso di questo sorprendente fiasco.

Il film racconta di un uomo che raggiunge Aokigahara, ovvero la Foresta dei Suicidi, un bosco alle pendici del Monte Fuji famoso perché molte persone lo scelgono per uccidervisi. Il protagonista, Arthur Brennan, è intenzionato a fare lo stesso dopo la morte della moglie, interpretata da Naomi Watts, ma viene interrotto dall’arrivo di un altro viaggiatore suicida (Ken Watanabe), con il quale nasce un’intensa, inaspettata e peculiare amicizia.

Cannes 2015 tuttavia consente anche di fare pace con alcuni registi che si credeva definitivamente finiti. Ieri infatti Irrational Man di Woody Allen, presentato fuori concorso come da tradizione, ha strappato tante risate alla stampa, ma sopratutto dopo molto tempo ha raccolto consensi quasi unanimi (non si può dire lo stesso di Magic in the Moonlight e Blue Jasmine).

Il regista innamorato di Manhattan ritorna a due dei suoi temi preferiti, la depressione e la filosofia, e mette in scena proprio un filosofo depresso interpretato da Joaquin Phoenix, che riesce a ritrovare una ragione per vivere grazie alla leggerezza della sua studente, Emma Stone, e a un delitto.

Dopo The Lobster di Yorgos Lanthimos, che nonostante la stranezza delle proprie premesse, sembra aver convinto la critica, oggi l’Italia tornerà protagonista con Mia madre di Nanni Moretti, autore da sempre amatissimo a Cannes. Le recensioni nostrane sono state meno benevole del solito, di sicuro non paragonabili a quelle di Habemus papam, ma siamo curiosi di vedere come verrà accolta un’opera così idiosincratica e fortemente ancorata alla situazione politica e sociale. Dopo Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, l’Italia si gioca la propria seconda carta, in attesa di Youth di Paolo Sorrentino.

In serata c’è spazio anche per Carol di Todd Haynes, per il quale, dopo il crollo di Van Sant, c’è il timore di altri fischi. Il film, con protagonista una Cate Blanchett casalinga degli anni ’50 che scopre la propria omosessualità e si innamora di Rooney Mara, potrebbe essere portatore sano di un certo sentimentalismo che dalle parte della croisette non sempre è apprezzato.