Tagliato in pratica il nastro di metà percorso, il Festival di Cannes 2015 fatica ancora a trovare un inequivocabile potenziale vincitore della Palma d’oro.

Nei giorni scorsi abbiamo parlato di Son of Saul, magistrale descrizione dall’interno della tragedia dell’Olocausto, forse troppo cupa per essere premiata con il massimo riconoscimento, e di Carol, il melò saffico di Todd Haynes ambientato negli anni ’50, interpretato da Cate Blanchett e Rooney Mara, probabilmente troppo classico e pulito.

Il primo film francese della selezione, Mon roi della regista-attrice Maïwenn, non sembra aver convinto molti critici. Storia d’amore attraversata retrospettivamente nei ricordi della protagonista, Emanuelle Bercot, che ricuce le ferite infertele dal donnaiolo Georgio, Vincent Cassell.

Un’opera incentrata sulle interpretazioni, un po’ come lo ero stato il precedente Polisse, che nel 2011 aveva vinto il Premio della Giuria, che lo maggior parte dei critici ha giudicato narcistica, istrionica e artificiosa.

A convincere di più la stampa di Cannes 2015 è stato Louder than Bombs, pellicola in lingua inglese del norvegese Joachim Trier, autore dell’apprezzato Oslo, 31. august. Un dramma famigliare dalla struttura frammentaria, in cui padre (Gabriel Byrne) e figlio (Jesse Eisenberg) si rincontrano anni dopo che la madre (Isabelle Huppert), una fotografa di guerra, è scomparsa in un incidente automobilistico.

Il film riflette anche sulle scelte di vita che portano a privilegiare la carriera artistica sulla propria famiglia, o l’esatto opposto, seguendo punti di vista diversi a seconda del personaggio protagonista della sequenza.

Ma oggi, ci perdonino i cinefili, è stato anche il giorno del ritorno in grande stile della Pixar, che con la presentazione fuori concorso di Inside Out ha ripreso quel ruolo centrale nel cinema d’animazione che sembrava aver perso con le ultime sbiadite prove. Tanti i fazzoletti sventolanti all’anteprima stampa, un segnale inequivocabile del potere emotivo di questo piccolo grande capolavoro, incentrato sulla piccola Riley e le sue emozioni.

Nel film infatti queste – Gioia, Disgusto, Paura, Tristezza e Rabbia – sono rappresentate da altrettanti personaggio che vivono nella testa della ragazza e che controllano i suoi comportamenti. A causa di un imprevisto Gioia e Tristezza finiscono per lasciare il quartiere generale in mano alle altre, con conseguenze disastrose per il suo comportamento. Le due, in perfetta antitesi, devono sobbarcarsi un viaggio all’interno della psiche della bambina, che le porterà nel regno dell’immaginazione, in quello dei ricordi e persino nel terribile antro dell’inconscio.

Tutti mondi rappresentati con grande maestria e sfoggio di creatività dalla Pixar, la quale è riuscita a confezionare un romanzo di formazione che parla tanto ai bambini quanto agli adulti, non risparmiando una punta di amarezza sulla perdita dell’innocenza che accompagna il processo di crescita.