Sembra molto presto per affermarlo con una certa sicurezza, dato che siamo ai primissimi giorni e il concorso è appena iniziato, ma il Festival di Cannes 2015 potrebbe già avere trovato uno dei suoi candidati più convincenti alla vittoria della Palma d’oro.

E per di più si tratta dall’opera di un esordiente: stiamo parlando di Son of Saul, film di debutto dell’ungherese Làszlò Nemes, che si è presentato allo sbaraglio alla kermesse cinematografica, forte solo di un curriculum da assistente di uno dei maestri della settima arte come Bela Tarr.

Il suo thriller ambientato nel 1944, nel campo di concentramento Auschwitz-Birkenau, ci presenta Saul, un prigioniero ebraico cui è stato affidato il compito di trasportare i corpi dalle camere a gas alle pire su cui vengono bruciati. Un giorno, mentre si prepara una tentativo di rivolta degli internati, il protagonista scopre il corpo di quello che crede di riconoscere come il proprio figlio. Determinato a seppellirlo secondo il rito ebraico, i suoi sforzi mettono in pericolo la rivolta nascente.

Nemes sfoggia una grande padronanza del mezzo tramite pianisequenza che ci mostrano costantemente il viso angosciato dell’attore Geza Röhrig, mentre tutto il resto (l’orrore dell’Olocausto, la cospirazione, le altre persone) appare come uno sfondo sfocato, ma i suono che provengono dal fuoricampo non lasciano scampo. Girato in 4:3 e in pellicola 35mm, Son of Saul ha immediatamente convinto tutta la stampa, che si era mostrata invece meno compatta nei propri giudizi quando è stato il turno de Il racconto dei racconti di Matteo Garrone.

La giornata di Cannes 2015 di oggi promette una delle esperienze più folli del Festival, con la proiezione per la stampa di The Lobster di Yorgos Lanthimos. Primo film del greco con un cast internazionale (Colin Farrell, Rachel Weisz, Léa Seydoux, Ben Whishaw, John C. Reilley), The Lobster è ambientato in un futuro prossimo in cui ogni persona è costretta a trovare un compagno, pena la trasformazione in un animale a propria scelta e l’abbandono nei boschi. Dall’autore di due manifesti di stranezza come Kynodontas e Alps non c’era da aspettarsi di meno.

Ma oggi è anche il turno di Irrational Man, il nuovo film di Woody Allen, naturalmente fuori concorso (il regista non è mai stato molto convinto riguardo alla competizione artistica): trovata ormai l’ennesima musa, la sbarazzina Emma Stone, e un nuovo alter-ego in Joaquin Phoenix, Allen ritorna a una delle sue tematiche preferite, quella della depressione.

Phoenix infatti interpreta un professore di filosofia che non riesce più a trovare una ragione per vivere. Arrivato in un piccolo college di provincia per lavoro, scopre nell’amicizia (e forse qualcosa in più) con una giovane allieva un nuovo stimolo per riprendere a sorridere, anche se il suo comportamento dopo poco diventerà decisamente instabile.

Si attendono risate, dunque, necessarie anche dopo i primi due film di Un Certain Regard: il deludente An della giapponese Naomi Kawase e l’angosciante On Floor Below di Radu Muntean, uno dei componenti della celebrata New Wave romena, la cosiddetta “noul val românesc”.