Dieci minuti di applausi scroscianti al Festival di Cannes 2015 per Mia madre: una pratica spesso ridicola, quella dell’applausometro come termine di apprezzamento di una pellicola, ma per l’ultimo film di Nanni Moretti si può ben fare un’eccezione.

Accompagnato da suoi due attori, Margherita Buy e John Turturro, il regista romano si è mostrato visibilmente commosso, felice che un film così intimo (e non solo latamente autobiografico, come accadeva in passato) sia stato ricevuto con tutti gli onori da una stampa molto attenta e di certo non avvezza a blandire gli autori. Lo sa bene Gus Van Sant, devastato dai fischi per il suo The Sea of Trees.

Moretti dunque sembra aver raccolto maggiori consensi rispetto a Matteo Garrone, il cui film è stato sì apprezzato, ma senza questo consenso quasi generale. Proprio il cineasta di Mia madre si è voluto esporre in sala stampa, evidenziando come la presenza di tre italiani in concorso a Cannes 2015 “sia ancora il risultato di iniziative individuali di registi e produttori mentre il clima in Italia intorno al cinema, sia come fenomeno industriale che artistico, è sempre molto distratto“.

Il cineasta si commuove ma non lesina staffilate, che hanno in qualche modo coinvolto anche la ricezione critica della stampa italiana: “Non saprei dire se il pubblico e la stampa straniera vede in modo diverso il mio cinema rispetto agli italiani: quel che è certo è che fuori dall’Italia si vedono i miei film per quello che sono, senza interferenze.

Tuttavia, se ora come ora dovessimo indicare un favorito per la Palma d’oro, dovremmo propendere per un altro titolo, ovvero la Carol di Todd Haynes. Dopo la proiezione di ieri le recensioni della critica specializzata italiana e straniera sono state tutte concordi nel giudicare il film un capolavoro, il migliore della filmografia del regista di Far from Heaven, con cui la pellicola con protagoniste Cate Blanchett (che recentemente ha fatto una sorta di coming out artistico) e Rooney Mara ha molti punti in comune: Indiewire per esempio gli affibbia una A, mentre il Guardian elargisce una votazione di 5 stelle su 5.

Perfetta rielaborazione del melodramma anni ’50, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, Carol mette in scena l’amore proibito e poco conosciuto tra una donna di classe non più giovane, sposata e con figli, e una commessa virginale dalle vaghe tendenze artistiche.

A convincere i critici, oltre alle interpretazioni magistrali della coppia di attrici e alla ricostruzione d’epoca dettagliatissima, la classe registica sopraffina di Haynes che da un romanzo tendente allo scandalistico regala una storia d’amore misurata e potentissima.