È quasi tempo di bilanci per il Festival di Cannes 2015. Giunta alle ultime fasi, la kermesse cinematografica francese potrebbe aver trovato il suo vincitore più probabile, almeno stando alle opinioni di critici e cinefili entusiasti.

Il titolo in questione è The Assassin del maestro taiwanese Hou-Hsiao-hsien. Sorprendentemente ma non troppo, vista la tendenza di questo festival, il film più ammirato si iscrive in uno dei generi minori meno apprezzati dagli esperti: in questo caso è il wuxia, il cappa e spada orientale, naturalmente filtrato dalla sensibilità del regista.

La pellicola, ambientata nella Cina del 9° secolo, narra la storia di una ragazza che viene addestrata per divenire un’assassina perfetta. La protagonista nonostante la perfetta preparazione fallisce il suo primo incarico e per punizione le verrà affidato l’incarico di uccidere l’uomo di cui è innamorata, il cugino che avrebbe dovuto sposare anni prima.

Più attento alla composizione delle inquadrature che alla componente d’azione del film, mantenendo anzi un ritmo piuttosto basso e privilegiando l’aspetto contemplativo piuttosto che la spettacolarità delle coreografie, il regista richiede grande attenzione e impegno allo spettatore, che si ritrova immerso in un mondo di abbacinante bellezza.

Molto atteso era anche il sesto lungometraggio di Jacques Audiard, Dheepan, il cui protagonista eponimo, impersonato da un attore non professionista, è un guerrigliero delle Tigri Tamil dello Sri Lanka.

Costretto a riparare a Parigi, l’uomo si unisce a una donna e un bambino per richiedere lo status di rifugiato: la famiglia nata per sfruttare l’occasione si ritroverà in un ambiente, quello della banlieue, in cui un’altra lotta è in atto, diversa da quella combattuta in passato ma non meno importante.

Per quanto pregno di buone intenzioni, attento alla realtà sociale e alle piccole dinamiche dei personaggi marginali al centro della storia, il film di Audiard è apparso alla stampa come un esito minore nella filmografia del regista francese. Deboli l’impatto emotivo e le immagini, trattenute da un racconto pulito e forse scolastico, forse in virtù del desiderio di protezione dei suoi protagonisti, meno ambigui del solito.

Cannes 2015 si aspettava invece scandalo e raccapriccio dall’ultima follia di Gaspar Noé, Love, presentato al pubblico in una proiezione di mezzanotte. Tuttavia la storia d’amore pornografico in 3D dell’argentino trapiantato in Francia ha deluso le aspettative.

Virtuoso della macchina da presa, già autore di una provocazione feroce come Irreversible (famigerata la scena dello stupro con protagonista Monica Bellucci), Noé, nonostante le numerose, lunghissime e dettagliatissime scene di sesso, parrebbe non essere riuscito a far appassionare il pubblico al suo triangolo ad alto tasso erotico.

Più di qualche sbadiglio è partito da una platea annoiata dalla sterilità di un esperimento che, si suppone, avrebbe dovuto creare repulsione, shock o adesione sensuale. E invece a vincere è stata la noia.