Il rapper Fedez ha raggiunto il Libano insieme ad UNICEF e come lui stesso ha annunciato attraverso i suoi canali social, si è apprestato a compiere quello che probabilmente diventerà il viaggio più importante della sua vita. Da quello che si apprende leggendo il suo lungo post su Facebook e Instagram, Fedez si è recato il Libano per portare avanti un progetto insieme ai bambini a cui pensava da tempo ma le ragioni del viaggio sembrano essere anche altre.

Scrive Fedez: “La prospettiva di entrare a contatto con un mondo così lontano dal mio e l’idea di potermi rendere utile con ragazzi che hanno camere con vista sulla guerra mi rende orgoglioso. Ma mentirei se negassi, a voi e a me stesso, che chi ha molto da guadagnare da questa esperienza sono soprattutto io. Da qualche anno a questa parte vivo in una sorta di bolla virtuale, una realtà aumentata in cui i sentimenti sono ovattati e le emozioni sembrano di plastica. Per me, che vengo dal basso e so che cosa significhi sputare il sangue per cercare di cambiare vita, perdere il contatto con la realtà è a tratti alienante e inaccettabile” e ancora: “Forse anche per questo ho deciso di vivere un’esperienza che mi faccia immergere in un contesto forte ma, al tempo stesso, drammaticamente vero: per tornare a sporcarmi le mani e la coscienza con la realtà, per ricordare a me stesso che esiste un mondo reale anche al di là delle colonne d’Ercole della nostra percezione e dei nostri privilegi. 
So che può suonare ipocrita, ma le luci della ribalta sono una droga che dà assuefazione, uno stordimento costante e piacevole, dal quale ci si può risvegliare soltanto staccandosi fisicamente dal proprio ambiente. Non basta avere consapevolezza di quello che ci circonda. Bisogna anche prenderne coscienza. E io sono in una fase della vita in cui per compiere questo passaggio sento di dover toccare con mano. Sento di dover entrare anima e corpo in un ambiente che mi fornisca una prospettiva senza filtri né comodi punti d’osservazione sulla realtà“.

Il viaggio di Fedez in Libano ha dunque due motivazioni principali: portare avanti il progetto con i bambini e cercare di recuperare il senso di ciò che conta davvero, lontano anni luce da una realtà “ovattata” che rischia il più delle volte di far perdere l’equilibrio e quella che potrebbe essere definita come una certa “spiritualità”.

Il rapper conclude: “Al tempo stesso so di avere un compito importante e di prestigio, e spero di rendermi davvero utile portando qualcosa di buono e concreto a dei ragazzi per i quali nuove competenze tecniche possono significare una carta in più per il proprio futuro. Eppure, parto con la consapevolezza che quando tornerò da questo viaggio, non sarò io quello da ringraziare, ma sarò io quello che dovrà dire grazie“.