Una premessa è obbligatoria: chi scrive ama profondamente Fabrizio De André, la sua musica, la sua poetica ed anche il suo pensiero. Perché il Principe Libero De André, interpretato per il film TV da un intenso Luca Marinelli, che non parla genovese ma trasmette tutta l’inquietudine emotiva ed intellettuale del cantautore, si concentra non solo sulla musica e sulla carriera di De André ma soprattutto, sulla sua vita e sulla sua personalità.

Il film inizia con uno degli episodi più drammatici della vita del poeta genovese, il rapimento, avvenuto nell’agosto del 1979, a Tempio Pausania in Sardegna, dove Fabrizio e la compagna Dori Ghezzi (che nel film è interpretata da Valentina Bellè), avevano da poco acquistato una tenuta in campagna, ripercorrendo la vita del cantante dall’infanzia fino all’apice della sua carriera, negli anni ottanta e novanta.

Emerge il ritratto, prima di un giovane e poi di un adulto, che non disdegna momenti goliardici in compagnia degli amici di sempre, uno su tutti Paolo Villaggio (Gianluca Gobbi), il cui legame con Fabrizio De André non era un mistero e che si è formato ed alimentato tra i carruggi genovesi, tra personaggi ai margini della società, gli stessi che De André ha cantato per tutta la sua carriera, ai quali ha dato voce, dignità e nuova vita ed attraverso i quali ha offerto un diverso punto di vista, un modo alternativo di vedere il mondo e le sue leggi, senza giudizi o moralismi, mettendo al centro gli esseri umani e le loro debolezze.

Un altro legame profondo che De André ha coltivato tra i vicoli della città vecchia di Genova è quello con Luigi Tenco (Matteo Martari); entrambi esponenti della cosiddetta scuola genovese, molto diversi tra loro sia per genere che per stile ma uniti da una profonda amicizia, dalla comunanza di visioni e dall’amore per la stessa arte.

La famiglia di Fabrizio De André era appartenente dell’alta borghesia genovese, con il padre Giuseppe (Ennio Fantastichini, anche lui molto ispirato nella parte) il giovane De André ha i suoi primi conflitti, soprattutto per l’idea di potere, per i valori rappresentati dalla borghesia, per l’autorità, tutte tematiche ampiamente riportate nelle sue composizioni musicali, si forma in quegli anni l’idea libertaria che ha caratterizzato il pensiero e la musica del cantante fin dagli inizi. Il loro rapporto è però di stima ed amore reciproci, è proprio lui che, in punto di morte, fa promettere a Fabrizio di smettere di bere, una delle dipendenze che più ha caratterizzato la vita dell’artista genovese, fin dagli esordi.

Il film “Fabrizio De André. Principe Libero” parla della vita del cantautore, non si sofferma tanto sulle sue opere, che fanno da sottofondo a tutte le scene più significative ma racconta gli eventi che hanno portato alle sue canzoni, le fragilità personali, i lati più nascosti del suo carattere, la timidezza che non l’ha portato sul palco per molti anni, nonostante i successi dei suoi album, l’alcolismo, che ha caratterizzato molta parte della sua vita, la difficoltà di essere considerato un personaggio pubblico e l’idea che dovesse esibirsi a comando, per amici o sedicenti tali.
La conclusione delinea un uomo che nonostante i suoi limiti e le sue contraddizioni, si è sempre preso la responsabilità delle sue azioni e delle sue parole, che ha offerto ogni volta una visione alternativa al pensiero comune e conformista, che ha avuto il coraggio di dare voce agli ultimi della società, alle popolazioni lontane, di prendere gli stereotipi del pensiero comune offrendo una visione diversa, dicendo che proprio noi non siamo tanto diversi da quelli che detestiamo e che il bene e il male, in fondo, non sono tanto distanti tra loro. Un uomo che ha vissuto con lo spirito del suo Suonatore Jones, che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero, non al denaro, non all’amore, né al cielo.