Fabrizio Corona scrive ad Alfonso Signorini dal carcere di Opera, dove è detenuto da ormai 14 mesi, una destinata al settimanale Chi. L’occasione è la riduzione della sua pena da parte del gip di Milano con cui è stata rideterminata a 4 anni e 2 mesi.

Adesso Corona è nei termini per chiedere una pena alternativa alla reclusione, dal carcere intanto si lascia andare in un lungo sfogo con una lettera appunto al celebre direttore editoriale.

“Affronto i compiti che ho davanti e li porto a compimento ad uno ad uno. Concentro l’attenzione su ogni singolo passo, ma al tempo stesso cerco di avere una visione globale e di guardare lontano. Perché, si dica quel che si vuole, ma io sono diventato un maratoneta” ha scritto Corona (foto by InfoPhoto).

Poi prosegue con il racconto dei momenti difficili vissuti in carcere ma nega ancora una volta di aver pensato al suicidio:

“Non ho mai tentato il suicidio, non sono mai stato depresso. Demoralizzato sì, ma comunque sono riuscito sempre a trovare la forza per andare avanti. Mi è capitato l’impossibile, ho subito di tutto, tradimenti, cattiverie di ex amici o presunti tali, ingiustizie clamorose e vendette, senza senso perché ormai era passato troppo tempo e perché non si attacca chi è impossibilitato a reagire.”

Ammette poi i suoi errori e mette in luce le sue debolezze:

“Io ho sempre messo in piazza la vita delle persone perché era il mio lavoro, ma ci ho sempre messo la faccia, mi sono sempre preso le mie responsabilità, non mi sono mai nascosto. Ho sempre attaccato i potenti e lasciato perdere i più deboli, ma è la freddezza che non sopporto, la cattiveria, l’essere codardi, perché tra le persone vere ci si dovrebbe picchiare e poi magari ricominciare daccapo, mentre in questi mesi gli avvoltoi hanno giocato come le ipocrisie sfruttando le mie condizioni di debolezza.”

E poi: “Ma io ho imparato che non bisogna aspettarsi niente dagli altri. Sarebbe pura illusione, soprattutto da quelli che hanno condiviso con me grandi sentimenti che sembravano veri e puri.”

E continua, spiegando che il carcere gli ha fatto bene:

“Ci sono molte cose che non rifarei oggi, ma la vita va come deve andare. […] C’è sempre un limite e una linea d’ombra da superare per conoscere se stessi, e spesso per farlo bisogna passare da una disfatta. Per me la disfatta è stato il carcere. Ma è anche vero che il carcere mi ha fatto bene, mi ha reso un altro, mi ha fatto superare tutte le mie ossessioni. Sono finalmente riuscito a fermarmi, pensare, riflettere e capire.”

Conclude infine dicendo ciò che vuole oggi:

“Oggi ho capito, e quando un giorno uscirò mi riprenderò tutto, ma solo quello che ho capito di volere veramente e per cui vale la pena vivere. Ho sbagliato in tante cose, ma non meritavo una condanna così assurda e soprattutto non meritavo una condanna morale, perché la morale va praticata e non predicata.”

A dargli la forza di sopravvivere alla detenzione sono suo figlio e la sua famiglia. Alla fine di questa lunga lettera (di cui abbiamo riportato solamente alcuni passaggi) Fabrizio Corona saluta Signorini e termina con un post scriptum pungente nei confronti di chi gli ha voltato le spalle: “Vorrei lanciare il mio hashtag, così quelli che mi hanno scritto e che vorrebbero riallacciare i rapporti capiscano perché non gli ho risposto: #Coerenza!”.