“Se io scappassi e morissi sul campo come Scarface diventerei un mito?”.

Questa la domanda posta da Fabrizio Corona (foto by InfoPhoto) all’amico attore e regista Massimo Emilio Gobbi il giorno prima di darsi alla latitanza, per non scontare i quasi otto anni attribuitegli dalla sentenza della Cassazione che ha confermato il carcere per il paparazzo.

Frase che lasciava presagire la fuga, divenuta poi una realtà. Ma secondo diverse fonti Corona si sarebbe costituito in Portogallo, a Lisbona (guarda qui il suo videomessaggio, prima della cattura).

Gobbi ha raccontato a “il Giornale”  la conversazione con Corona di giovedì scorso avuta in seguito a ripetute chiamate trovate sul cellulare da parte di Fabrizio.

Il fotografo gli aveva rivelato di avere un’idea “Scarface”, il famoso film di Al Pacino al cui remake Gobbi lavorava qualche anno fa assieme a Corona, prima di cacciarlo dal set a causa del suo brutto carattere.

Però, prosegue Gobbi: “era ovvio che Scarface fosse solo un pretesto. Quando sono arrivato nella sede della sua società si è sfogato, parlando delle sue battaglie giudiziarie, dei suoi errori, persino di quanto gli era costato l’avvocato.”

Poi, di getto, rivolgendosi all’amico fece quel quesito premonitore: “Max, ma se io scappo e muoio sul campo, lo divento o no un mito?. Gobbi gli rispose che di miti morti ce n’erano tanti, troppi. E che, facendo quella scelta estrema, lui sarebbe stato ricordato solo come un gran coglione.

Così il regista gli suggerì di scontare la pena e pensare al dopo. Ma forse Fabrizio era “ troppo affascinato dall’idea cinematografica della fuga da Scarface”, che ora pagherà a caro prezzo.